Quotidiano Oncologia

Tumore alla prostata: la combinazione enzalutamide–leuprolide migliora la sopravvivenza globale nello studio EMBARK

28 Aprile 2026 > Ilenia Di Martino

I risultati finali dello studio di fase 3 EMBARK rafforzano il ruolo della combinazione enzalutamide–leuprolide nella gestione del carcinoma prostatico con recidiva biochimica (BCR) ad alto rischio. L’analisi, pubblicata sul New England Journal of Medicine, conferma infatti un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza globale (OS) per la combinazione rispetto alla sola terapia di deprivazione androgenica (ADT) con leuprolide.

Lo studio ha arruolato pazienti con BCR ad alto rischio, randomizzandoli a tre regimi: enzalutamide più leuprolide, leuprolide in monoterapia (braccio di controllo) oppure enzalutamide in monoterapia. Sebbene l’endpoint primario fosse la sopravvivenza libera da metastasi (MFS), l’analisi aggiornata si è focalizzata sulla OS, endpoint secondario chiave.

A un follow-up di 8 anni, la OS è risultata pari al 78,9% (IC 95% 73,9–83,1) nel gruppo enzalutamide–leuprolide, rispetto al 69,5% (IC 95% 64,0–74,3) nel gruppo di controllo, con una riduzione significativa del rischio di morte (HR 0,60; IC 95% 0,44–0,80; P < 0,001). L’enzalutamide in monoterapia non ha mostrato un beneficio statisticamente significativo rispetto alla sola leuprolide (OS a 8 anni 73,1%; HR 0,83; P = 0,19).

Gli endpoint secondari, inclusi il tempo al ricorso a nuove terapie antineoplastiche e la comparsa di eventi scheletrici sintomatici, non hanno evidenziato differenze rilevanti rispetto ai dati precedentemente riportati. L’analisi esplorativa della sopravvivenza libera da progressione dopo la successiva linea di trattamento ha suggerito un possibile vantaggio della combinazione. I dati di sicurezza sono rimasti coerenti con quelli dell’analisi primaria.

Gli autori concludono che la sopravvivenza globale è risultata significativamente più lunga con la combinazione enzalutamide–leuprolide rispetto alla sola leuprolide nei pazienti con carcinoma prostatico e recidiva biochimica ad alto rischio, mentre l’enzalutamide in monoterapia non ha dimostrato superiorità. Nel complesso, i risultati dello studio EMBARK supportano l’impiego della combinazione come opzione terapeutica in questo setting clinico.

The New England journal of medicine, 394(6), 563–575. https://doi.org/10.1056/NEJMoa2510310