Quotidiano Oncologia

FZOCUS-1: fuzuloparib prolunga la PFS nel carcinoma ovarico avanzato

24 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

I risultati dello studio multicentrico di fase III FZOCUS-1 indicano che fuzuloparib, sia in monoterapia sia in combinazione con apatinib, prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione rispetto al placebo come terapia di mantenimento di prima linea nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato di nuova diagnosi, responsive alla chemioterapia a base di platino.

Lo studio, pubblicato su CA: A Cancer Journal for Clinicians, ha valutato l’efficacia dell’inibitore di PARP fuzuloparib, da solo o in combinazione con l’inibitore di VEGFR-2 apatinib, rispetto al placebo. Il trial risponde a una questione clinica rilevante: chiarire se l’aggiunta di un antiangiogenico a un PARP inibitore offra un beneficio aggiuntivo rispetto alla sola monoterapia di mantenimento, anche in base allo stato BRCA e HRD.

FZOCUS-1 ha randomizzato 674 pazienti in tre bracci: fuzuloparib 100 mg due volte al giorno più apatinib 375 mg al giorno; fuzuloparib 150 mg due volte al giorno più placebo; oppure doppio placebo. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione.

Dopo un follow-up mediano di 40 mesi, entrambi i regimi contenenti fuzuloparib hanno migliorato la PFS rispetto al placebo. La PFS mediana è stata di 26,9 mesi con fuzuloparib più apatinib, con HR 0,57; IC 95%: 0,44-0,75; p a una coda <0,0001. Con fuzuloparib in monoterapia, la PFS mediana è stata di 29,9 mesi, con HR 0,58; IC 95%: 0,44-0,75; p a una coda <0,0001. Nel gruppo placebo, la PFS mediana è stata di 11,1 mesi.

Il beneficio di fuzuloparib è stato osservato indipendentemente dallo stato mutazionale germinale di BRCA1/2. La stratificazione per stato di ricombinazione omologa ha però mostrato differenze importanti.

Nelle pazienti con deficit di ricombinazione omologa, HRD, l’aggiunta di apatinib a fuzuloparib non ha prolungato ulteriormente la PFS rispetto alla monoterapia: 34,1 mesi con la combinazione contro 35,8 mesi con fuzuloparib da solo. Questo dato suggerisce che, nelle pazienti HRD, il PARP inibitore in monoterapia possa già offrire un beneficio sostanziale.

Nelle pazienti con ricombinazione omologa competente, HRP, è emersa invece una tendenza favorevole alla combinazione. La PFS mediana è stata di 16,6 mesi con fuzuloparib più apatinib rispetto a 11,0 mesi con fuzuloparib in monoterapia, con HR 0,73; IC 95%: 0,45-1,19. Il dato è interessante, ma non definitivo, perché l’intervallo di confidenza non esclude l’assenza di beneficio.

Nel complesso, FZOCUS-1 conferma fuzuloparib come opzione efficace di mantenimento di prima linea nel carcinoma ovarico avanzato dopo risposta alla chemioterapia al platino. L’aggiunta di apatinib non sembra offrire un vantaggio ulteriore nelle pazienti HRD, mentre potrebbe avere un razionale nelle pazienti HRP, meno responsive ai PARP inibitori, ma questa ipotesi richiede conferme dedicate.

Il messaggio clinico è quindi duplice: fuzuloparib migliora chiaramente la PFS rispetto al placebo; la combinazione con apatinib, invece, non va letta come superiore alla monoterapia in tutte le pazienti. La selezione biologica, in particolare lo stato HRD/HRP, resta decisiva per definire il reale valore aggiunto della combinazione.

Fonte: CA: A Cancer Journal for Clinicians, 2026;76. DOI: 10.3322/caac.70042.