Quotidiano Oncologia

Antipsicotici e tumore al seno: rischio aumentato del 21% nelle donne esposte

26 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

L’uso di farmaci antipsicotici nelle donne è associato a un aumento del rischio di carcinoma mammario, soprattutto quando si tratta di molecole che aumentano i livelli di prolattina e di esposizioni prolungate nel tempo. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Breast Cancer, che ha valutato il rapporto tra terapia antipsicotica e rischio di tumore al seno.

Lo studio, condotto da ricercatori greci, ha incluso 17 studi per un totale di 3.347.235 pazienti. L’analisi principale ha mostrato che l’esposizione complessiva agli antipsicotici è associata a un incremento del 21% del rischio di carcinoma mammario rispetto alla non esposizione, con HR 1,21 e IC 95% compreso tra 1,03 e 1,42. Il dato è risultato più marcato negli studi retrospettivi.

Un elemento rilevante riguarda il profilo endocrino dei farmaci. Gli antipsicotici associati ad aumento della prolattina, PRL-increasing, hanno mostrato una correlazione più elevata con il rischio di tumore al seno rispetto ai farmaci prolactin-sparing o all’assenza di trattamento. Per questa categoria, l’HR è risultato pari a 1,23, con IC 95% compreso tra 1,08 e 1,40.

Anche la durata dell’esposizione sembra avere un ruolo. Le terapie superiori a 5 anni sono risultate associate a un incremento significativo del rischio rispetto ai trattamenti inferiori a un anno, con HR 1,47 e IC 95% compreso tra 1,22 e 1,76.

La stratificazione per classe farmacologica ha evidenziato un’associazione significativa tra durata del trattamento e rischio per gli antipsicotici di prima generazione, FGA, con OR 1,46 e IC 95% compreso tra 1,32 e 1,62. Per gli antipsicotici di seconda generazione, SGA, l’associazione non ha invece raggiunto la significatività statistica, con OR 1,09 e IC 95% compreso tra 0,94 e 1,25.

Nel complesso, la meta-analisi suggerisce che la terapia antipsicotica, soprattutto se prolattino-aumentante e prolungata nel tempo, possa essere associata a un rischio più elevato di carcinoma mammario. Il dato è clinicamente rilevante, ma deve essere interpretato con prudenza: gli autori stessi lo definiscono generatore di ipotesi e sottolineano la necessità di studi prospettici capaci di controllare meglio i fattori confondenti.

Per la pratica clinica, il messaggio non è sospendere o evitare automaticamente gli antipsicotici, ma personalizzare la scelta terapeutica. Nelle donne con fattori di rischio per carcinoma mammario, storia familiare, lunga esposizione prevista o necessità di farmaci prolattino-aumentanti, può essere utile una valutazione più attenta del profilo endocrino della terapia, del monitoraggio clinico e dell’adesione agli screening mammografici.

La sicurezza psichiatrica resta prioritaria, ma va integrata con una visione di lungo periodo sulla salute endocrina e oncologica della paziente.

Fonte: Breast Cancer, 2026;33:38-49. DOI: 10.1007/s12282-025-01804-5.