L’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia di prima linea può migliorare la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato o metastatico e bassa espressione di PD-L1, definita come inferiore al 50%. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Immunotherapy, che ha confrontato pembrolizumab più chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia in questa specifica popolazione.
Lo studio, condotto da ricercatori statunitensi e indonesiani, ha incluso 4 studi randomizzati controllati, per un totale di 2.413 pazienti. Gli endpoint primari erano sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da progressione; tra gli endpoint secondari figuravano il tasso di risposta obiettiva e la sicurezza.
L’analisi complessiva ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza globale con pembrolizumab più chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia, con HR 0,67 e IC 95% compreso tra 0,46 e 0,96.
La sopravvivenza libera da progressione ha invece mostrato solo un trend favorevole, senza raggiungere la significatività statistica. L’HR per la PFS è risultato pari a 0,66, con IC 95% compreso tra 0,42 e 1,03.
Le analisi per sottogruppi in base all’espressione di PD-L1 hanno ridimensionato la solidità del beneficio. Nei pazienti con PD-L1 <1% e in quelli con PD-L1 1-49%, gli effetti sono risultati borderline e non statisticamente significativi. Questo dato suggerisce che il vantaggio osservato nella popolazione complessiva non sia uniforme tra tutti i livelli di espressione di PD-L1.
Il tasso di risposta obiettiva è risultato complessivamente più alto con la combinazione, con RR 1,75 e IC 95% compreso tra 1,13 e 2,70. Tuttavia, anche questo beneficio ha perso significatività nelle analisi per sottogruppo, in presenza di eterogeneità moderata.
Gli autori sottolineano che il grado di certezza delle evidenze è basso. Inoltre, gli outcome di sicurezza non sono stati aggregati a causa dei limiti dei dati disponibili. Le evidenze descrittive suggeriscono un’incidenza complessiva di eventi avversi simile tra i due regimi, ma con maggiore tossicità immuno-correlata e un numero numericamente più elevato di decessi correlati al trattamento nel braccio con pembrolizumab.
Nel complesso, la meta-analisi indica che pembrolizumab più chemioterapia può offrire un beneficio di sopravvivenza globale nei pazienti con NSCLC avanzato o metastatico e PD-L1 <50%. Tuttavia, l’assenza di un beneficio statisticamente solido sulla PFS, l’inconsistenza nei sottogruppi PD-L1 <1% e 1-49%, la bassa certezza delle evidenze e i dati di sicurezza incompleti impongono cautela.
Il messaggio clinico è quindi equilibrato: la combinazione resta una strategia potenzialmente utile, ma il reale rapporto beneficio-rischio nei pazienti a bassa o assente espressione di PD-L1 richiede ulteriori studi e una valutazione individuale basata su istologia, carico di malattia, performance status, alternative disponibili e profilo di tossicità atteso.
Fonte: Immunotherapy, 2026;18:339-349. DOI: 10.1080/1750743X.2026.2665031.





