La prima cistoscopia di controllo nei pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo dovrebbe essere eseguita entro 3-4 mesi dalla resezione transuretrale. Lo indica una revisione sistematica pubblicata su Archivos Españoles de Urología, che ha analizzato le evidenze disponibili sull’uso della cistoscopia nel follow-up del NMIBC.
La revisione ha incluso 8 studi clinici e osservazionali pubblicati tra il 2004 e il 2024, per un totale di 30.600 pazienti. L’obiettivo era valutare se gli attuali schemi di sorveglianza cistoscopica siano sempre giustificati o se, in alcuni sottogruppi, possano essere ottimizzati per ridurre il carico clinico, organizzativo e psicologico del follow-up.
Il dato più solido riguarda la prima cistoscopia dopo TURB: gli autori indicano come appropriata una finestra temporale di 3-4 mesi dall’intervento iniziale. Questo controllo precoce è considerato cruciale per identificare persistenza di malattia, recidiva iniziale o pazienti che richiedono una sorveglianza più stretta.
Per i pazienti a basso rischio, la letteratura resta divisa. Alcuni studi supportano la possibilità di interrompere la sorveglianza dopo 5 anni senza recidive, mentre altri suggeriscono di prolungarla in presenza di fattori come fumo, precedente multifocalità tumorale o altri elementi clinici di rischio.
Nei pazienti ad alto rischio, il confronto tra diversi schemi di follow-up non ha mostrato differenze statisticamente significative in termini di mortalità generale o progressione di malattia. Questo non significa che la sorveglianza sia inutile, ma che le evidenze disponibili non consentono ancora di definire con certezza quale calendario sia ottimale.
Per i pazienti a rischio intermedio, la revisione non ha identificato dati sufficienti per trarre conclusioni solide. Questo gruppo resta quindi uno dei più difficili da standardizzare, perché comprende profili clinici eterogenei e livelli di rischio molto diversi.
Nel complesso, la revisione conferma che il follow-up del NMIBC deve restare basato sulla stratificazione del rischio, ma evidenzia anche i limiti dell’attuale letteratura. Le raccomandazioni disponibili sono spesso fondate su evidenze incomplete, eterogenee o non sempre concordanti.
Il messaggio pratico è duplice: la prima cistoscopia entro 3-4 mesi dalla TURB resta un passaggio chiave; dopo questo primo controllo, invece, la frequenza della sorveglianza dovrebbe essere personalizzata in base al rischio di recidiva e progressione, all’età, alle comorbidità, alla storia tumorale e all’impatto del follow-up sulla qualità di vita.
Gli autori sottolineano infine la necessità di nuovi studi prospettici a lungo termine per definire calendari più razionali, capaci di ottimizzare le risorse sanitarie senza aumentare il rischio per i pazienti.
Fonte: Archivos Españoles de Urología, 2026;79:362-370. DOI: 10.56434/j.arch.esp.urol.20267903.43.





