Il tumore delle ghiandole salivari è una neoplasia rara, ma alcune esposizioni professionali e ambientali potrebbero contribuire al rischio di malattia. Lo indica una revisione sistematica pubblicata su Occupational and Environmental Medicine, che ha analizzato le evidenze disponibili sulle associazioni tra carcinoma delle ghiandole salivari, settori lavorativi e specifici agenti di esposizione.
La revisione ha incluso 24 articoli idonei, selezionati attraverso una ricerca sistematica in tre banche dati online. Gli autori sottolineano che i fattori di rischio occupazionali e ambientali per il salivary gland cancer, SGC, sono ancora poco riconosciuti e che la letteratura disponibile resta limitata, anche a causa della rarità della patologia.
Dall’analisi emergono segnali di associazione con alcuni comparti industriali e occupazionali. Tra i gruppi più frequentemente implicati figurano servizi di pulizia, movimentazione dei materiali, servizi di ristorazione, produzione di gomma e materie plastiche, ingegneria, edilizia e tinteggiatura.
Sul piano delle esposizioni specifiche, i fattori che hanno mostrato le relazioni più consistenti con il tumore delle ghiandole salivari includono polveri di silice e cemento, solventi clorurati, formaldeide e acquaragia. Si tratta di sostanze o miscele già rilevanti in diversi ambiti di igiene occupazionale e prevenzione dei tumori professionali.
Il quadro resta però prudente. La revisione identifica associazioni, non dimostra in modo definitivo un rapporto causale. Gli studi inclusi sono eterogenei per disegno, popolazione, definizione dell’esposizione e classificazione dei sottotipi tumorali. Inoltre, molti lavori non dispongono di misurazioni quantitative dettagliate dell’esposizione, elemento essenziale per rafforzare l’interpretazione epidemiologica.
Le evidenze più convincenti riguardano il versante occupazionale. Più limitati, invece, risultano i dati sulle esposizioni ambientali in senso stretto, dove la letteratura non consente ancora di definire profili di rischio chiari o indicazioni operative robuste.
Nel complesso, la revisione richiama l’attenzione su una possibile area sottovalutata della cancerogenesi professionale. Nei casi di tumore delle ghiandole salivari, soprattutto in presenza di una storia lavorativa compatibile, la raccolta accurata dell’anamnesi occupazionale può essere rilevante per individuare esposizioni pregresse a polveri, solventi, formaldeide o altri agenti chimico-fisici.
Gli autori sottolineano infine la necessità di nuovi studi epidemiologici su coorti più ampie, con dati quantitativi di esposizione, migliore caratterizzazione istologica dei tumori e analisi specifiche per settore lavorativo. Solo evidenze più solide permetteranno di chiarire il peso reale dei diversi fattori occupazionali e ambientali in una neoplasia rara ma clinicamente rilevante.
Fonte: Occupational and Environmental Medicine, 2026;83:170-180. DOI: 10.1136/oemed-2025-110485.0485





