Il farmacista clinico, inteso come professionista sanitario integrato nel team oncologico e dedicato alla revisione e ottimizzazione delle terapie, può contribuire alla gestione farmacologica dei pazienti anziani con tumore. Il suo ruolo riguarda soprattutto l’identificazione dei problemi correlati ai farmaci, la verifica dell’appropriatezza terapeutica, il supporto alla sicurezza dei trattamenti e la prevenzione di interazioni o tossicità. Lo indica una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Geriatric Oncology, che ha analizzato le attività di farmacia clinica in oncologia geriatrica, sia in ambito ospedaliero sia ambulatoriale.
Lo studio, condotto da un gruppo di ricerca francese, ha incluso 18 lavori pubblicati tra il 2010 e febbraio 2024. I disegni degli studi erano eterogenei e comprendevano studi pilota, studi di prevalenza, studi di implementazione e trial clinici randomizzati.
Le attività del farmacista si sono concentrate principalmente su due aree: la revisione dei farmaci, presente nel 100% degli studi inclusi, e il medication therapy management, riportato nel 22% dei lavori. L’impatto del farmacista è stato analizzato nel 61% degli studi.
In 8 studi è stata osservata una riduzione dei problemi correlati ai farmaci, con valori compresi tra il 28% e il 73%. Dodici studi hanno descritto gli interventi farmaceutici, mentre sette ne hanno misurato l’accettazione da parte dei clinici o del team assistenziale, con percentuali molto variabili, dal 22% al 91%.
La revisione ha valutato anche altri indicatori di impatto. Due studi hanno riportato un effetto economico, tre hanno analizzato la soddisfazione dei pazienti e uno ha documentato una riduzione della tossicità da chemioterapia pari al 10,1%. La qualità della vita, invece, non ha mostrato variazioni significative.
Il dato complessivo suggerisce che il farmacista clinico possa avere un ruolo utile nella presa in carico dei pazienti oncologici anziani, una popolazione spesso caratterizzata da polifarmacoterapia, comorbidità, fragilità e maggiore rischio di interazioni o eventi avversi.
La conclusione, tuttavia, deve restare prudente. Le evidenze disponibili sono ancora frammentate e misurano soprattutto indicatori intermedi, come accettazione degli interventi, soddisfazione dei pazienti, riduzione dei problemi correlati ai farmaci o impatto economico. Sono invece meno documentati gli effetti su outcome clinici più robusti, come mortalità, tossicità dei trattamenti, ospedalizzazioni, continuità terapeutica e qualità di vita.
Nel complesso, la revisione conferma che la farmacia clinica può rappresentare una componente importante dell’oncologia geriatrica multidisciplinare. Per definirne meglio il valore, saranno necessari studi più solidi, con endpoint clinicamente rilevanti e percorsi standardizzati di collaborazione tra oncologi, geriatri, farmacisti, infermieri e medici di medicina generale.
Fonte: Journal of Geriatric Oncology, 2026;17:102978. DOI: 10.1016/j.jgo.2026.102978.





