Quotidiano Oncologia

Carcinoma rettale ad alto rischio: CapeOX migliora la regressione patologica, ma non la sopravvivenza a 3 anni

27 Luglio 2026 > Ilenia Di Martino

L’aggiunta di oxaliplatino alla chemioradioterapia neoadiuvante standard con capecitabina non migliora la sopravvivenza libera da malattia a 3 anni né la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato ad alto rischio. Lo indicano i risultati a lungo termine dello studio randomizzato multicentrico MONT-R, pubblicati sull’International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics.

Il trial ha arruolato 505 pazienti con carcinoma rettale localmente avanzato ad alto rischio, definito dalla presenza di almeno una caratteristica sfavorevole, tra cui stadio clinico T4, stadio N2, alto grado tumorale, invasione vascolare extramurale, coinvolgimento della fascia mesorettale o interessamento della muscolatura perianale.

I pazienti sono stati randomizzati a ricevere radioterapia a lungo corso associata a 3 cicli di capecitabina più oxaliplatino, gruppo CapeOX, oppure radioterapia con sola capecitabina, gruppo Cape. In totale, 248 pazienti sono stati assegnati al braccio CapeOX e 257 al braccio capecitabina.

L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da malattia a 3 anni. Dopo un follow-up mediano di 37 mesi, i due gruppi non hanno mostrato differenze significative né nella DFS a 3 anni né nella sopravvivenza globale a 3 anni.

Anche gli esiti chirurgici e patologici principali sono risultati sovrapponibili. La chirurgia radicale è stata eseguita nel 91,5% dei pazienti trattati con CapeOX e nel 92,2% di quelli trattati con sola capecitabina. I tassi di risposta patologica completa sono stati quasi identici: 25,5% nel gruppo CapeOX e 25,3% nel gruppo Cape.

La differenza principale ha riguardato la regressione tumorale patologica. Una quota significativamente maggiore di pazienti nel braccio CapeOX ha ottenuto una regressione marcata, definita come CAP 0-1 secondo i criteri del College of American Pathologists: 58,6% contro 46,8% nel gruppo capecitabina, con p=0,011.

Sul fronte della sicurezza, l’incidenza di tossicità correlate al trattamento di grado 3-4 è stata numericamente più alta con CapeOX, ma senza differenza statisticamente significativa: 14,1% contro 9,3%, con p=0,095.

Un dato rilevante riguarda il valore prognostico della regressione patologica. Nel complesso della popolazione, i pazienti che hanno raggiunto CAP 0-1 hanno mostrato una DFS a 3 anni significativamente migliore rispetto a quelli con risposta CAP 2-3: 89,0% contro 80,9%, con p=0,018.

Nel complesso, MONT-R mostra che l’intensificazione della chemioradioterapia neoadiuvante con oxaliplatino può aumentare la probabilità di regressione tumorale marcata, senza un incremento statisticamente significativo della tossicità severa. Tuttavia, questo vantaggio istologico non si traduce in un beneficio di sopravvivenza a 3 anni.

Il messaggio clinico è prudente: nei pazienti con carcinoma rettale localmente avanzato ad alto rischio, l’aggiunta di oxaliplatino alla chemioradioterapia convenzionale con capecitabina non dovrebbe essere considerata automaticamente vantaggiosa sul piano degli outcome a lungo termine. La regressione patologica resta un indicatore prognostico importante, ma non basta da sola a dimostrare un reale beneficio di sopravvivenza per l’intera strategia di intensificazione.

Fonte: International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics, 2026;125:489-501. DOI: 10.1016/j.ijrobp.2025.11.046.