Quotidiano Oncologia

Screening polmonare: i reperti incidentali possono segnalare tumori extrapolmonari

27 Luglio 2026 > Ilenia Di Martino

I reperti incidentali significativi potenzialmente oncologici rilevati durante lo screening del tumore polmonare con TC a basso dosaggio possono essere associati a un rischio più elevato di diagnosi di tumore extrapolmonare entro l’anno successivo. Lo indica un’analisi retrospettiva dei dati del National Lung Screening Trial, NLST, pubblicata su JAMA Network Open.

Lo studio ha analizzato 75.104 cicli di screening con LDCT in 26.445 partecipanti arruolati nel braccio TC del NLST. I partecipanti avevano un’età compresa tra 55 e 74 anni al momento dell’arruolamento, età media 61,4 anni, ed erano per il 59% uomini. L’analisi si è concentrata sui significant incidental findings, SIF, considerati potenzialmente indicativi di un tumore extrapolmonare.

Reperti incidentali oncologicamente sospetti sono stati riportati in 2.265 cicli di screening, pari al 3,0%, e hanno riguardato 1.807 partecipanti, pari al 6,8% della popolazione analizzata. Entro un anno da un ciclo di screening con un reperto incidentale oncologico, 67 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di tumore extrapolmonare, pari al 3,0%.

Dopo aggiustamento per covariate e caratteristiche individuali, la differenza marginale di rischio è risultata pari a 13,89 diagnosi in più per 1.000 partecipanti rispetto a chi non presentava un reperto incidentale oncologico, con IC 95% 7,03-20,75.

L’associazione è risultata più evidente per alcune categorie tumorali. Per i tumori urinari, la differenza marginale di rischio è stata pari a 17,03 casi per 1.000 partecipanti, con IC 95% 8,55-25,50. Per la categoria “altri tumori”, che includeva anche linfomi e leucemie, la differenza è stata pari a 13,83 casi per 1.000 partecipanti, con IC 95% 3,46-24,21.

Per i tumori digestivi e mammari, le stime puntuali suggerivano un possibile incremento del rischio, ma gli intervalli di confidenza includevano lo zero. Il dato è quindi meno solido rispetto a quanto osservato per tumori urinari e per la categoria comprendente linfomi e leucemie.

Nel complesso, lo studio suggerisce che alcuni reperti incidentali rilevati durante lo screening polmonare non dovrebbero essere considerati semplici “scoperte collaterali” prive di significato. Quando il reperto è potenzialmente oncologico, può rappresentare un segnale di una neoplasia extrapolmonare non ancora diagnosticata e merita una valutazione clinica appropriata.

Il risultato va però interpretato con cautela. Lo studio è retrospettivo, basato su dati del NLST e non dimostra che l’identificazione e il work-up di questi reperti riducano la mortalità specifica per tumori extrapolmonari. Inoltre, alcuni reperti possono generare accertamenti aggiuntivi, costi, ansia e possibili procedure non necessarie.

Il messaggio pratico è quindi equilibrato: nei programmi di screening polmonare, la LDCT può fornire informazioni rilevanti anche oltre il polmone, ma servono percorsi chiari per distinguere i reperti realmente sospetti da quelli a basso significato clinico. Una gestione strutturata dei SIF potenzialmente oncologici potrebbe migliorare l’appropriatezza del follow-up e ridurre sia il rischio di sottovalutazione sia quello di sovradiagnosi.

Fonte: JAMA Network Open, 2026;9. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.3398.