Il rapporto tra folati e rischio oncologico resta complesso, con associazioni più consistenti per tumore colorettale, tumore esofageo e tumori cerebrali e spinali in età pediatrica. Lo indica una umbrella review pubblicata sul Journal of Global Health, che ha sintetizzato le evidenze disponibili sul legame tra stato folico e rischio di cancro.
Gli autori hanno analizzato 67 revisioni sistematiche, di cui 57 con meta-analisi, identificando 168 associazioni uniche tra folati e rischio oncologico. I folati sono stati valutati come assunzione alimentare, supplementazione, livelli ematici o altre misure di stato folico.
Nel complesso, la maggior parte delle associazioni suggeriva una relazione inversa tra stato folico e rischio di tumore: livelli più bassi di folati risultavano cioè associati a un rischio più elevato di alcune neoplasie. Tuttavia, la solidità delle evidenze variava in modo marcato a seconda del tipo di tumore, della misura di esposizione considerata e della qualità degli studi inclusi.
Le associazioni giudicate più credibili hanno riguardato soprattutto tumori colorettali, tumori esofagei, tumori digestivi, tumori cerebrali e spinali pediatrici e il totale dei tumori. In particolare, bassi livelli o basso apporto di folati sono risultati associati a un aumento del rischio di tumore colorettale ed esofageo. Per i tumori cerebrali e spinali pediatrici, il segnale riguardava soprattutto il basso apporto materno di folati.
Un elemento rilevante riguarda il ruolo potenzialmente “duale” dei folati nella carcinogenesi. Da un lato, un adeguato stato folico può contribuire alla sintesi del DNA, alla metilazione e alla stabilità genomica, sostenendo un possibile effetto protettivo in condizioni di carenza. Dall’altro, supplementazioni elevate di acido folico potrebbero avere effetti sfavorevoli in alcuni contesti, soprattutto in presenza di lesioni preesistenti.
Il segnale più delicato riguarda il carcinoma prostatico. La revisione ha rilevato una possibile associazione positiva tra supplementazione con acido folico e aumento del rischio di tumore della prostata. Gli autori lo definiscono un dato tentativo ma meritevole di approfondimento con studi primari più robusti.
Nonostante l’ampiezza della letteratura analizzata, la maggior parte delle associazioni resta poco solida. Oltre metà delle sintesi incluse presentava un rischio di bias elevato e molte evidenze erano limitate da eterogeneità, differenze nella misurazione dei folati, variabilità delle popolazioni e mancanza di informazioni sullo stato folico basale.
Per questo, la revisione non consente di proporre interventi mirati di supplementazione o fortificazione con finalità di prevenzione oncologica. Il dato suggerisce piuttosto che lo stato folico possa essere rilevante per alcuni tumori, ma che il rapporto tra carenza, adeguatezza ed eccesso debba essere chiarito meglio.
Nel complesso, le evidenze più consistenti riguardano tumore colorettale, tumore esofageo e tumori cerebrali e spinali pediatrici. Per gli altri tumori, i risultati sono più incerti o incoerenti. Gli autori raccomandano studi prospettici più rigorosi, capaci di valutare in modo distinto apporto alimentare, supplementazione, livelli ematici, stato folico di partenza e possibili effetti avversi dell’acido folico ad alte dosi.
Fonte: Journal of Global Health, 2026;16:04102. DOI: 10.7189/jogh.16.04102.





