Quotidiano Oncologia

Cancro avanzato: il contatto affettivo può ridurre il distress e migliorare la qualità di vita

30 Luglio 2026 > Ilenia Di Martino

Il contatto affettivo può rappresentare un intervento semplice, non farmacologico e a basso costo per sostenere i pazienti con cancro avanzato. Lo indica uno studio randomizzato controllato pubblicato su The Journal of Nursing Research, che ha valutato gli effetti di un intervento quotidiano di affective touch su distress esistenziale, dolore e qualità di vita.

Lo studio ha coinvolto 83 pazienti con cancro avanzato, assegnati in modo casuale a due gruppi. Il gruppo sperimentale ha ricevuto una seduta quotidiana di tocco affettivo per due settimane, in aggiunta alle cure abituali. Il gruppo di controllo ha proseguito con la sola assistenza standard, senza interventi aggiuntivi.

Dopo 14 giorni, i pazienti del gruppo sperimentale hanno mostrato livelli più bassi di distress esistenziale rispetto ai controlli. Il punteggio alla Existential Distress Scale è stato pari a 6,60 ± 2,75 nel gruppo trattato, contro 8,15 ± 2,23 nel gruppo di controllo, con una differenza statisticamente significativa.

Anche la qualità della vita è risultata migliore nel gruppo sottoposto a tocco affettivo. Il punteggio alla Functional Assessment of Cancer Therapy-General è stato pari a 57,24 ± 14,26 nel gruppo sperimentale, rispetto a 50,24 ± 12,35 nel gruppo di controllo, con p<0,001.

Diverso il risultato sul dolore. Ogni seduta ha prodotto un sollievo immediato, misurato attraverso il Brief Pain Inventory, ma questo beneficio non si è mantenuto nel tempo. A una e due settimane dall’inizio dell’intervento, i livelli medi di dolore non differivano in modo significativo tra i due gruppi.

Nel complesso, lo studio suggerisce che il contatto affettivo possa migliorare alcune dimensioni del vissuto dei pazienti con cancro avanzato, in particolare distress esistenziale e qualità di vita. L’effetto analgesico sembra invece limitato al periodo immediatamente successivo alla seduta e non sostituisce la gestione farmacologica o palliativa del dolore.

Il dato è interessante perché l’intervento è semplice, non invasivo e potenzialmente integrabile nell’assistenza infermieristica quotidiana. Può offrire una forma di presenza, conforto e supporto relazionale in una fase di malattia in cui il bisogno psicologico ed esistenziale è spesso elevato.

La conclusione deve però restare prudente. Lo studio include un numero limitato di pazienti, valuta un intervento di breve durata e misura outcome principalmente soggettivi. Serviranno ulteriori studi, con campioni più ampi e follow-up più lunghi, per chiarire la durata del beneficio, la trasferibilità in diversi setting assistenziali e il profilo dei pazienti che possono trarne maggiore vantaggio.

Per la pratica clinica, il messaggio è concreto: il contatto affettivo può essere considerato un supporto complementare nelle cure oncologiche avanzate, soprattutto per ridurre il distress e migliorare il benessere percepito. La sua integrazione dovrebbe avvenire all’interno di percorsi infermieristici strutturati, rispettando preferenze, consenso, cultura e sensibilità individuale del paziente.

Fonte: The Journal of Nursing Research, 2026;34. DOI: 10.1097/jnr.0000000000000735.