DHP107, una formulazione orale di paclitaxel priva di Cremophor EL, ha mostrato un’attività antitumorale simile a quella del paclitaxel endovenoso in pazienti con carcinoma mammario HER2-negativo recidivante o metastatico. Lo indicano i risultati dello studio randomizzato di fase II OPERA, pubblicato su Breast Cancer Research and Treatment.
Lo studio è stato condotto in 15 centri negli Stati Uniti e nella Repubblica Ceca e ha arruolato 72 pazienti con carcinoma mammario HER2-negativo recidivante o metastatico, già trattate con fino a tre precedenti linee di chemioterapia per malattia avanzata.
Le pazienti sono state randomizzate in rapporto 2:1 a ricevere DHP107 orale oppure paclitaxel endovenoso. Nel braccio sperimentale, 48 pazienti hanno ricevuto DHP107 alla dose di 200 mg/m² due volte al giorno nei giorni 1, 8 e 15 di cicli di 28 giorni. Nel braccio di controllo, 24 pazienti hanno ricevuto paclitaxel IV alla dose di 80 mg/m² secondo lo stesso schema temporale.
L’endpoint primario era il tasso di risposta obiettiva, ORR. Nel gruppo DHP107 sono state osservate una risposta completa e 11 risposte parziali, per un ORR del 25,0% (IC 90%: 15,1-37,3). Nel gruppo paclitaxel IV sono state osservate 6 risposte parziali, con ORR del 28,6% (IC 90%: 13,2-48,7). La differenza non è risultata statisticamente significativa, con p=0,7559.
Anche gli endpoint di sopravvivenza sono risultati simili tra i due bracci. La sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 5,5 mesi con DHP107 e 4,7 mesi con paclitaxel IV, con p=0,8018. La sopravvivenza globale mediana è stata rispettivamente di 17,1 e 13,2 mesi, con p=0,7629.
Un segnale da interpretare con cautela riguarda il tasso di controllo di malattia, DCR, risultato numericamente più basso con DHP107 rispetto al paclitaxel IV: 54,2% contro 76,2%. La differenza ha raggiunto la significatività solo al livello bilaterale del 10%, con p=0,0846, e va quindi considerata un dato esplorativo, non conclusivo.
Il profilo di sicurezza si è differenziato soprattutto per il tipo di tossicità. Con DHP107 sono risultati più frequenti gli eventi gastrointestinali, in particolare diarrea, 68,8%, e nausea, 64,6%. Anche la neutropenia di grado =3 è stata più comune con la formulazione orale, 31,3% contro 9,5%.
Con paclitaxel endovenoso sono invece risultate più frequenti fatigue, 47,6%, neuropatia periferica, 42,9%, alopecia e reazioni correlate all’infusione. Non sono emerse differenze significative tra i bracci per interruzioni del trattamento, riduzioni di dose, discontinuazioni o decessi correlati al trattamento.
Nel complesso, OPERA suggerisce che DHP107 possa rappresentare un’opzione orale praticabile e tollerabile per pazienti con carcinoma mammario HER2-negativo recidivante o metastatico, con attività simile al paclitaxel endovenoso su risposta obiettiva, PFS e OS.
La conclusione deve però restare prudente. Lo studio è di fase II, con un campione limitato e non disegnato per dimostrare in modo definitivo la non-inferiorità rispetto al paclitaxel IV. Inoltre, il segnale sul minor controllo di malattia con DHP107 merita attenzione e dovrà essere chiarito in studi più ampi.
Il messaggio clinico è quindi equilibrato: il paclitaxel orale può semplificare la somministrazione ed evitare alcune problematiche legate all’infusione endovenosa e a Cremophor EL, ma il suo ruolo rispetto al paclitaxel IV richiede conferme in trial di maggiore dimensione, con valutazione più solida di efficacia, sicurezza, qualità di vita e preferenze delle pazienti.
Fonte: Breast Cancer Research and Treatment, 2026;217:5. DOI: 10.1007/s10549-026-07944-2.





