Quotidiano Oncologia

Cachessia oncologica: anamorelina opzione farmacologica più promettente

2 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

Tra i trattamenti farmacologici valutati per la sindrome anoressia-cachessia correlata al cancro, CACS, l’anamorelina emerge come l’opzione con i risultati più promettenti. Lo indica una umbrella review pubblicata su Nutrition and Cancer, che ha confrontato le evidenze disponibili su anamorelina, megestrolo acetato, cannabinoidi e acidi grassi omega-3.

La revisione ha incluso 17 revisioni sistematiche e meta-analisi, basate complessivamente su 61 trial randomizzati controllati. L’obiettivo era valutare efficacia e sicurezza dei principali approcci farmacologici impiegati nella gestione della CACS, una condizione caratterizzata da perdita di peso, riduzione della massa muscolare, anoressia, infiammazione sistemica e peggioramento della qualità di vita.

L’anamorelina, agonista del recettore della grelina, ha mostrato gli effetti più consistenti tra le opzioni analizzate. I benefici hanno riguardato incremento della massa magra, aumento del peso corporeo, miglioramento della forza di presa e incremento dei livelli di IGF-1 e IGFBP-3.

Il megestrolo acetato ha mostrato un beneficio più limitato. La revisione segnala un miglioramento modesto della qualità di vita, ma risultati non costanti su peso corporeo, appetito e marcatori infiammatori. I segnali più favorevoli sembrano emergere negli studi di breve durata e con dosaggi più bassi.

I cannabinoidi non hanno mostrato effetti significativi su peso corporeo, appetito o qualità di vita. Gli incrementi dell’appetito osservati in alcuni trial sono risultati transitori e limitati a studi di durata molto breve.

Gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, hanno fornito benefici limitati. Sono stati osservati piccoli miglioramenti della qualità di vita correlata alla salute, ma gli effetti su peso corporeo, massa magra e infiammazione sono risultati incoerenti.

Nel complesso, l’anamorelina appare il trattamento farmacologico più promettente per la CACS tra quelli valutati, mentre megestrolo acetato e omega-3 potrebbero avere un ruolo come terapie aggiuntive in contesti selezionati. I cannabinoidi, allo stato attuale delle evidenze, non mostrano un’efficacia sufficiente per sostenere un impiego clinico mirato nella cachessia oncologica.

La conclusione deve però restare prudente. La certezza delle evidenze è stata giudicata bassa o molto bassa per molti outcome, a causa di eterogeneità degli studi, limiti metodologici, possibile bias di pubblicazione e differenze nelle definizioni di CACS.

La revisione non consente quindi di indicare una singola terapia farmacologica come soluzione standard per tutti i pazienti. La cachessia oncologica resta una sindrome multifattoriale, che difficilmente può essere affrontata solo con un farmaco.

Per la pratica clinica, il messaggio è che l’anamorelina rappresenta l’opzione farmacologica con il profilo di evidenza più favorevole, ma il trattamento della CACS richiede un approccio multimodale: valutazione nutrizionale, supporto dietetico, gestione dei sintomi, attività fisica quando possibile, controllo dell’infiammazione e cure di supporto integrate.

Gli autori sottolineano infine la necessità di nuovi RCT di alta qualità, con follow-up più lunghi, definizioni standardizzate di cachessia, endpoint clinicamente rilevanti e disegni capaci di valutare strategie integrate. Solo studi più solidi potranno chiarire quale ruolo assegnare ai diversi farmaci all’interno di percorsi realmente personalizzati.

Fonte: Nutriion and Cancer, 2026;78:353-366. DOI: 10.1080/01635581.2026.2652000.52000