Un rapporto neutrofili-linfociti elevato, NLR, è associato a sopravvivenza peggiore in diversi tipi di tumore e in differenti contesti terapeutici. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Biomarkers in Medicine, che ha valutato il valore prognostico del NLR in oncologia a partire da studi prospettici, trial randomizzati e analisi post hoc di RCT.
Nel complesso degli studi inclusi, un NLR elevato è risultato associato a una sopravvivenza globale peggiore, con HR 1,61 (IC 95%: 1,44-1,80), e a una sopravvivenza libera da progressione più breve, con HR 1,42 (IC 95%: 1,27-1,59).
Il pattern è risultato coerente in diverse sedi tumorali. Nel tumore del polmone, un NLR elevato si associava a OS peggiore, con HR 2,29 (IC 95%: 1,56-3,37), e a PFS inferiore, con HR 1,73 (IC 95%: 1,13-2,65). Nel carcinoma colorettale, gli HR erano rispettivamente 1,88 (IC 95%: 1,49-2,36) per OS e 1,43 (IC 95%: 1,12-1,82) per PFS. Nel tumore gastrico, 1,65 (IC 95%: 1,46-1,87) per OS e 1,88 (IC 95%: 1,14-3,11) per PFS. Nel carcinoma mammario, 1,53 (IC 95%: 1,27-1,83) per OS e 1,45 (IC 95%: 1,29-1,64) per PFS.
Un dato clinicamente rilevante riguarda la stratificazione per modalità terapeutica. Nei pazienti trattati con immunoterapia, l’associazione tra NLR elevato e sopravvivenza globale peggiore è risultata particolarmente marcata, con OS-HR 3,07 (IC 95%: 1,65-5,71). Anche la PFS è risultata inferiore, con HR 1,94 (IC 95%: 1,12-3,36).
Con la chemioterapia, l’associazione è apparsa più contenuta, con OS-HR 1,48 (IC 95%: 1,34-1,65) e PFS-HR 1,34 (IC 95%: 1,14-1,57). Valori sfavorevoli sono stati osservati anche nei pazienti trattati con chirurgia, con OS-HR 1,90 (IC 95%: 1,44-2,52), e con combinazioni di terapie mirate e chemioterapia, con OS-HR 1,56 (IC 95%: 1,28-1,90) e PFS-HR 1,46 (IC 95%: 1,22-1,76).
Il risultato supporta l’idea che il NLR rifletta una componente prognostica legata all’infiammazione sistemica, all’equilibrio tra immunità innata e adattativa e alla capacità dell’organismo di sostenere una risposta antitumorale efficace. La forte associazione osservata nel contesto dell’immunoterapia è coerente con questo razionale biologico.
La conclusione deve però restare prudente. Il NLR è un marcatore prognostico, non necessariamente un marcatore predittivo di beneficio da immunoterapia. Un NLR elevato identifica pazienti a prognosi peggiore, ma non basta da solo per decidere se un paziente debba ricevere o meno un trattamento immunoterapico.
Inoltre, il NLR può essere influenzato da infezioni, infiammazione, corticosteroidi, comorbidità, terapie concomitanti e timing del prelievo. Anche i cut-off utilizzati negli studi non sono sempre uniformi, elemento che limita l’applicazione clinica immediata.
Nel complesso, il NLR emerge come indicatore semplice, economico e facilmente ricavabile da un emocromo, potenzialmente utile per integrare la stratificazione prognostica nei pazienti oncologici. Prima di un impiego strutturato nella pratica clinica, soprattutto in immuno-oncologia, serviranno validazioni prospettiche, cut-off standardizzati e modelli che integrino NLR con biomarcatori clinici, molecolari e infiammatori.
Fonte: Biomarkers in Medicine, 2026;20:251-261. DOI: 10.1080/17520363.2026.2625220.





