La combinazione dell’imaging a fluorescenza con indocianina verde (ICG) e dell’ecografia intraoperatoria raggiunge una sensibilità del 99,78% nell’identificazione di lesioni tumorali epatiche primitive e secondarie, rispetto all’86,80% dell’ecografia intraoperatoria utilizzata da sola e al 91,95% della sola fluorescenza con ICG. È quanto emerge da una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2026 su Surgery, che ha valutato le due metodiche, utilizzate singolarmente e in combinazione.
L’analisi ha incluso 11 studi, per un totale di 558 pazienti e 894 lesioni tumorali epatiche. L’ecografia intraoperatoria, considerata il gold standard per l’imaging intraoperatorio, può non identificare alcune lesioni localizzate in prossimità della superficie epatica. Secondo gli autori, in media circa il 15% delle lesioni tumorali epatiche può non essere rilevato, soprattutto in presenza di lesioni multiple.
L’aggiunta dell’imaging a fluorescenza con ICG all’ecografia intraoperatoria ha aumentato la sensibilità complessiva dal 86,80% a oltre il 99,5%, raggiungendo precisamente il 99,78%. La combinazione ecografia + ICG è risultata statisticamente superiore sia alla sola ecografia intraoperatoria (OR 15,07; IC 95% 6,65-34,15) sia al solo imaging a fluorescenza con ICG (OR 5,34; IC 95% 1,83-15,56).
In un’analisi separata, l’imaging a fluorescenza con ICG è inoltre risultato statisticamente non inferiore all’ecografia intraoperatoria.
Gli autori concludono che l’aggiunta dell’imaging a fluorescenza con ICG all’ecografia intraoperatoria aumenta marcatamente la sensibilità nell’identificazione delle lesioni tumorali epatiche, portandola dall’86,8% a oltre il 99,5%. I risultati indicano quindi che l’utilizzo combinato delle due metodiche può migliorare l’identificazione intraoperatoria delle lesioni epatiche primitive e secondarie rispetto all’impiego della sola ecografia.
Fonte: Surgery, 196, 110295. https://doi.org/10.1016/j.surg.2026.110295





