Quotidiano Oncologia

NSCLC stadio III: tiragolumab e atezolizumab non migliorano gli esiti rispetto a durvalumab

10 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

La combinazione di tiragolumab e atezolizumab come terapia di consolidamento non offre un beneficio aggiuntivo rispetto a durvalumab nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) di stadio III, localmente avanzato e non resecabile, già sottoposti a chemioradioterapia concomitante a base di platino. È quanto emerge dai risultati dello studio clinico randomizzato di fase III SKYSCRAPER-03, pubblicato nel 2026 su Annals of Oncology.

Lo studio, randomizzato e in aperto, ha incluso 829 pazienti, assegnati in rapporto 1:1 a due strategie di consolidamento per un massimo di 13 cicli di 28 giorni:

  • -tiragolumab 840 mg ogni 4 settimane in associazione ad atezolizumab 1.680 mg ogni 4 settimane;
  • -durvalumab 10 mg/kg ogni 2 settimane oppure 1.500 mg ogni 4 settimane nei pazienti con peso corporeo =30 kg.

L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), valutata da un comitato di revisione indipendente, nei pazienti con tumori PD-L1 positivi, definiti da un’espressione di PD-L1 sulle cellule tumorali =1%. Questa popolazione comprendeva 419 pazienti: 209 assegnati a tiragolumab più atezolizumab e 210 a durvalumab. La popolazione complessiva comprendeva invece 413 pazienti nel braccio sperimentale e 416 nel braccio di controllo.

Dopo un follow-up mediano di 33,0 mesi, l’endpoint primario non è stato raggiunto. Nei pazienti PD-L1 positivi, la PFS mediana è stata di 19,4 mesi con tiragolumab più atezolizumab rispetto a 16,6 mesi con durvalumab, senza una differenza statisticamente significativa (HR stratificato 0,96; IC 95% 0,75-1,23; p = 0,76).

Anche nella popolazione complessiva non è emerso un vantaggio in PFS: la mediana è stata di 14,2 mesi con la combinazione sperimentale e di 13,8 mesi con durvalumab (HR stratificato 1,00; IC 95% 0,84-1,19).

Risultati analoghi sono stati osservati per la sopravvivenza globale (OS), uno degli endpoint secondari principali. Nei pazienti PD-L1 positivi, la OS mediana non era stimabile nel gruppo trattato con tiragolumab più atezolizumab ed era di 54,8 mesi nel gruppo durvalumab (HR stratificato 0,99; IC 95% 0,73-1,34). Nella popolazione complessiva, la OS mediana è stata rispettivamente di 45,6 e 45,8 mesi (HR stratificato 0,98; IC 95% 0,80-1,20).

Sul piano della sicurezza, la combinazione tiragolumab-atezolizumab è risultata tollerabile e il suo profilo di sicurezza è stato coerente con quanto precedentemente osservato, senza nuovi segnali o eventi inattesi.

Gli autori concludono che lo studio SKYSCRAPER-03 non ha raggiunto il suo endpoint primario e che, pur risultando tollerabile, la combinazione di tiragolumab e atezolizumab non ha fornito un beneficio aggiuntivo rispetto a durvalumab come terapia di consolidamento dopo chemioradioterapia concomitante nei pazienti con NSCLC di stadio III non resecabile.

Fonte: Annals of Oncology. Published online August 6, 2026. S0923-7534(26)01454-7. doi: 10.1016/j.annonc.2026.07.414..414