Quotidiano Oncologia

Oncologia geriatrica: priorità per qualità di vita o sopravvivenza non associate agli esiti clinici

15 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

Negli anziani con tumore avanzato, privilegiare il prolungamento della sopravvivenza rispetto al mantenimento della qualità di vita non è risultato associato a una maggiore sopravvivenza. Allo stesso modo, i pazienti che hanno indicato come prioritaria la qualità di vita non hanno mostrato una riduzione significativa delle tossicità correlate al trattamento o delle ospedalizzazioni. È quanto emerge da un’analisi secondaria esplorativa dello studio clinico randomizzato a cluster GAP70+, pubblicata nel 2026 su JAMA Oncology.

L’analisi ha incluso 706 pazienti di almeno 70 anni, con un’età media di 77,2 anni; il 56,7% erano uomini. I partecipanti presentavano tumori solidi non guaribili o linfomi, almeno un dominio compromesso alla valutazione geriatrica e stavano iniziando un nuovo trattamento sistemico nell’ambito dello studio GAP70+. Le neoplasie più rappresentate erano quelle gastrointestinali, presenti in 244 pazienti (34,6%), quelle polmonari in 175 (24,8%) e quelle genitourinarie in 109 (15,4%).

La maggioranza dei pazienti ha indicato come priorità il mantenimento della qualità di vita: 506 persone, pari al 71,7% della popolazione analizzata. Soltanto 59 pazienti, l’8,4%, hanno invece dichiarato di privilegiare il prolungamento della sopravvivenza.

Il confronto tra i pazienti che privilegiavano la sopravvivenza e quelli orientati alla qualità di vita non ha evidenziato associazioni statisticamente significative con le modifiche iniziali del trattamento (RR 1,03; IC 95% 0,84-1,27).

Non sono emerse differenze significative neppure per gli eventi avversi correlati al trattamento di grado 3-5 (HR 0,84; IC 95% 0,57-1,23) o per le ospedalizzazioni (HR 0,74; IC 95% 0,39-1,41).

Anche la sopravvivenza non è risultata significativamente associata alla preferenza espressa dal paziente. A 6 mesi l’HR era pari a 0,72 (IC 95% 0,40-1,29), mentre a 1 anno era di 1,18 (IC 95% 0,81-1,72).

Nel complesso, l’analisi non ha quindi confermato l’ipotesi che i pazienti che privilegiano la sopravvivenza vivano più a lungo né che quelli maggiormente orientati alla qualità di vita presentino meno tossicità correlate al trattamento o meno ricoveri.

Gli autori sottolineano che meno di un paziente anziano su dieci con tumore avanzato ha indicato come priorità il prolungamento della sopravvivenza rispetto al mantenimento della qualità di vita. Allo stesso tempo, l’assenza di associazioni tra le preferenze espresse, le modifiche iniziali del trattamento e gli esiti successivi suggerisce, secondo gli autori, una possibile scarsa responsività dell’attuale sistema di erogazione delle cure oncologiche rispetto alle preferenze dei pazienti. Trattandosi di un’analisi secondaria esplorativa, i risultati non consentono tuttavia di stabilire un rapporto causale tra preferenze, decisioni terapeutiche ed esiti clinici.

Fonte: JAMA Oncology. 2026;12(5):517-521. doi: 10.1001/jamaoncol.2026.0072.