L’integrazione ad alto dosaggio di omega-3 (EPA/DHA), associata a un programma comportamentale per la perdita di peso, può favorire modificazioni del microbiota intestinale associate a un miglioramento di alcuni biomarcatori di rischio per il carcinoma mammario nelle donne in peri- e post-menopausa. È quanto emerge da uno studio pilota randomizzato pubblicato su Cancer Prevention Research nel 2026.
Lo studio ha coinvolto 34 donne in peri- o post-menopausa con un indice di massa corporea (BMI) =28 kg/m², randomizzate a ricevere 3,25 g al giorno di acidi grassi omega-3 oppure placebo durante un intervento per la perdita di peso. La variazione mediana del peso corporeo è stata pari a -10%.
Tra le partecipanti che hanno perso almeno il 10% del peso corporeo, quelle assegnate agli omega-3 hanno mostrato la maggiore riduzione del rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes, accompagnata da variazioni favorevoli di alcuni biomarcatori sistemici.
Nelle donne trattate con omega-3 è stato inoltre osservato un aumento dell’abbondanza relativa di microrganismi produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), tra cui Phocaeicola vulgatus e Alistipes putredinis. Queste modificazioni sono risultate correlate a variazioni favorevoli di biomarcatori associati al rischio di carcinoma mammario, tra cui la riduzione dell’estradiolo biodisponibile e della proteina C-reattiva e l’aumento del rapporto adiponectina/leptina.
L’integrazione con omega-3 ha inoltre modificato il profilo degli SCFA plasmatici di origine batterica, con un aumento della variazione percentuale del propionato e una riduzione del butirrato.
Secondo gli autori, l’aggiunta di omega-3 ad alto dosaggio a un programma comportamentale di perdita di peso favorisce quindi modificazioni potenzialmente benefiche del microbiota intestinale, associate a un miglioramento dei biomarcatori correlati al rischio di carcinoma mammario.
Lo studio, tuttavia, ha carattere pilota e non consente di stabilire un rapporto causale tra le modificazioni del microbiota osservate e una riduzione del rischio di sviluppare un tumore al seno. Gli autori sottolineano infatti la necessità di ulteriori studi per chiarire le relazioni causali tra disbiosi associata all’obesità, modificazioni indotte dal calo ponderale e dagli omega-3 e rischio di carcinoma mammario.
Fonte: Cancer Prevention Research (Philadelphia). 2026;19(8):473-488. doi: 10.1158/1940-6207.CAPR-26-0021





