Quotidiano Oncologia

CRC metastatico in gravidanza: trattamento possibile, ma evidenze ed esiti ancora incerti

24 Settembre 2026 > Ilenia Di Martino

Il trattamento del carcinoma del colon-retto (CRC) metastatico diagnosticato durante la gravidanza può comprendere, in casi selezionati, chemioterapia e chirurgia, ma le evidenze disponibili sono limitate e gli esiti materni e fetali risultano molto variabili. È quanto emerge da una revisione sistematica della letteratura pubblicata su Visceral Medicine, che ha identificato 26 casi di CRC metastatico diagnosticato durante la gravidanza e ha integrato i risultati con un caso illustrativo proveniente dal centro degli autori.

La revisione ha analizzato case report e serie di casi pubblicati tra il 1990 e settembre 2024, escludendo le pazienti nelle quali il trattamento era stato iniziato dopo il parto o la diagnosi era avvenuta al momento o dopo il parto. A causa dell’eterogeneità degli studi, i risultati sono stati sintetizzati in forma narrativa.

I sintomi più frequentemente riportati alla diagnosi erano dolore addominale, stipsi e sanguinamento rettale. La sede metastatica più comune era il fegato, talvolta associata a interessamento polmonare, peritoneale o ovarico.

La chemioterapia è stata somministrata durante la gravidanza in numerosi casi, soprattutto con regimi contenenti FOLFOX e, meno frequentemente, FOLFIRI. In diversi case report l’impiego di FOLFOX è stato seguito da una gravidanza senza complicanze rilevanti e da uno sviluppo regolare del bambino durante il follow-up. Sono stati tuttavia descritti anche nati piccoli per l’età gestazionale e casi di morte fetale intrauterina. Gli autori sottolineano che, sulla base dei dati disponibili, non è possibile stabilire un rapporto causale tra questi eventi avversi e la chemioterapia.

Anche gli esiti materni sono risultati eterogenei. Alcune pazienti sono sopravvissute a lungo o hanno raggiunto il controllo della malattia, mentre in altri casi sono state riportate progressione oncologica e mortalità materna. Gli interventi chirurgici eseguiti durante la gravidanza sono stati riservati a casi selezionati e anch’essi hanno mostrato esiti materni e fetali variabili.

Particolare cautela è necessaria per la radioterapia. Gli autori specificano che la radioterapia pelvica non può essere somministrata in sicurezza durante la gravidanza e deve essere rinviata al periodo successivo al parto. Nel caso illustrativo presentato nell’articolo, infatti, la radioterapia è stata effettuata dopo il parto.

Nel complesso, la revisione indica che un trattamento adattato alla gravidanza, ma per quanto possibile coerente con gli standard terapeutici, può essere fattibile in determinate situazioni cliniche. Le evidenze rimangono tuttavia estremamente limitate, essendo basate prevalentemente su case report e piccole serie di casi e in assenza di studi clinici strutturati e linee guida specifiche basate su evidenze solide.

Gli autori sottolineano pertanto la necessità di una gestione strettamente multidisciplinare, condotta in centri specializzati in grado di integrare competenze oncologiche, chirurgiche e ostetriche. L’obiettivo è definire caso per caso il miglior equilibrio possibile tra controllo della malattia materna e rischio fetale, anche in presenza di malattia metastatica.

Fonte: Visceral Medicine. 2026;42(1):27-37. doi: 10.1159/000545464.