Il DNA libero circolante del papillomavirus umano rilevato tramite biopsia liquida si conferma un biomarcatore ad alta specificità e con significativo valore prognostico nella gestione del carcinoma della cervice uterina. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su Critical Reviews in Oncology/Hematology, che ha valutato il ruolo dell’HPV cfDNA nella diagnosi e nel monitoraggio della risposta ai trattamenti.
La ricerca ha incluso 20 studi su pazienti con tumore cervicale HPV-positivo, comprendendo anche valutazioni longitudinali basate su prelievi seriali nel follow-up post-trattamento. Undici studi hanno contribuito alla meta-analisi diagnostica, mentre sei sono stati inclusi nell’analisi prognostica.
Sul piano diagnostico, l’HPV cfDNA ha mostrato una specificità aggregata elevata, pari a 0,96 (IC 95%: 0,92-0,98), a fronte però di una sensibilità più limitata, pari a 0,47 (IC 95%: 0,43-0,52). Questo profilo indica che un risultato positivo può avere un rilevante valore di conferma, mentre un risultato negativo non consente di escludere con sicurezza la presenza di malattia.
I rapporti di verosimiglianza positivo e negativo sono risultati rispettivamente pari a 10,49 e 0,28, con un diagnostic odds ratio di 71,31. L’area sotto la curva SROC, pari a 0,9825, suggerisce una buona performance diagnostica complessiva, sostenuta soprattutto dall’elevata specificità della metodica.
Il dato più rilevante riguarda però il valore prognostico. La positività dell’HPV cfDNA a 3 mesi dal termine delle terapie è risultata significativamente associata a una riduzione della sopravvivenza libera da progressione, con un hazard ratio di 8,50 (IC 95%: 4,69-15,41). La persistenza del biomarcatore dopo il trattamento può quindi rappresentare un segnale di rischio aumentato di progressione o recidiva.
Nel complesso, lo studio supporta l’utilità clinica dell’HPV cfDNA come strumento non invasivo di supporto nella gestione del carcinoma della cervice uterina, soprattutto per il monitoraggio post-trattamento e la stratificazione prognostica. Sul piano diagnostico, l’elevata specificità ne rafforza il valore come test di conferma, ma la sensibilità limitata impone cautela nell’utilizzo come unico strumento di valutazione.
Critical Reviews in Oncology/Hematology, 220, 105161. doi:10.1016/j.critrevonc.2026.105161





