Quotidiano Oncologia

Carcinoma prostatico con recidiva ad alto rischio: enzalutamide monoterapia migliora diversi endpoint rispetto a leuprolide

20 Ottobre 2026 > Ilenia Di Martino

Nei pazienti con carcinoma prostatico e recidiva biochimica ad alto rischio, la monoterapia con enzalutamide migliora diversi endpoint di efficacia rispetto alla sola leuprolide e preserva meglio la salute sessuale, senza tuttavia mostrare un vantaggio statisticamente significativo in sopravvivenza globale. È quanto emerge dall’analisi degli endpoint secondari dello studio randomizzato di fase 3 EMBARK, pubblicata nel 2026 sul Journal of Urology.

Nello studio EMBARK i pazienti erano stati randomizzati in rapporto 1:1:1 a ricevere enzalutamide più leuprolide, leuprolide da sola oppure enzalutamide in monoterapia. La nuova analisi si è concentrata sul confronto tra enzalutamide in monoterapia e leuprolide.

A 5 anni, la probabilità di sopravvivenza globale è risultata dell’89,5% con enzalutamide (IC 95% 85,6%-92,4%) rispetto all’87,2% con leuprolide (IC 95% 83,0%-90,4%). La differenza in OS è risultata numericamente favorevole a enzalutamide, ma non statisticamente significativa.

Più marcate sono risultate le differenze negli altri endpoint secondari. A 5 anni, la probabilità di rimanere liberi da metastasi a distanza è stata dell’86,8% con enzalutamide rispetto all’81,5% con leuprolide. La probabilità di rimanere liberi da progressione sintomatica è risultata rispettivamente del 66,6% e del 53,3%, mentre quella di non sviluppare un primo evento scheletrico sintomatico è stata del 95,8% con enzalutamide e del 91,5% con leuprolide.

Un quadro differente è emerso dopo la sospensione del trattamento prevista dal protocollo nei pazienti che avevano ottenuto una soppressione adeguata del PSA. A 5 anni dalla sospensione, la probabilità di non aver ancora ripreso alcuna terapia ormonale è risultata del 5,6% con enzalutamide e del 7,8% con leuprolide. I pazienti trattati con enzalutamide hanno quindi ripreso una terapia ormonale più precocemente rispetto a quelli trattati con leuprolide.

Sul piano della qualità di vita, la salute sessuale è risultata meglio preservata con enzalutamide in monoterapia rispetto a leuprolide (HR 0,76; IC 95% 0,62-0,94; p = 0,008). La monoterapia con enzalutamide è stata tuttavia associata a una maggiore frequenza di eventi avversi correlati alla mammella.

Nel complesso, i risultati degli endpoint secondari di EMBARK supportano enzalutamide in monoterapia come possibile opzione terapeutica nei pazienti con carcinoma prostatico e recidiva biochimica ad alto rischio. Rispetto alla sola leuprolide, il trattamento è associato a una maggiore probabilità di rimanere liberi da metastasi a distanza, progressione sintomatica ed eventi scheletrici sintomatici e a una migliore conservazione della salute sessuale.

Il beneficio deve tuttavia essere bilanciato con la più precoce ripresa della terapia ormonale dopo la sospensione del trattamento e con la maggiore frequenza di eventi avversi mammari. Inoltre, il vantaggio numerico osservato nella sopravvivenza globale a 5 anni non ha raggiunto la significatività statistica.

Fonte: Journal of Urology. 2026;215(4):396-407. doi: 10.1097/JU.0000000000004879.