La telemedicina applicata alle cure palliative può migliorare significativamente la qualità della vita e ridurre il carico dei sintomi nei pazienti con tumore avanzato, senza mostrare invece un effetto statisticamente significativo sulla depressione. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su Palliative Medicine.
La revisione ha incluso 42 studi su pazienti adulti con tumore avanzato, comprendenti trial randomizzati e controllati, studi prospettici e retrospettivi, studi pilota e di fattibilità e ricerche qualitative, per un totale di 7.627 partecipanti. Gli interventi di telemedicina erano basati principalmente su videoconsulti, contatti telefonici e comunicazioni via testo.
Sei studi randomizzati sono risultati eleggibili per la meta-analisi. Per la qualità della vita, la telemedicina associata alle cure palliative ha determinato un miglioramento statisticamente significativo rispetto ai gruppi di controllo (SMD 0,81; IC 95% 0,09-1,53). Il risultato era tuttavia caratterizzato da un’elevata eterogeneità tra gli studi (I² = 93%).
Un beneficio significativo è emerso anche sul carico complessivo dei sintomi. Quattro trial randomizzati, comprendenti complessivamente 431 pazienti, hanno mostrato una riduzione significativa del burden sintomatologico nel gruppo sottoposto a interventi di telemedicina (SMD -1,44; IC 95% da -2,24 a -0,65), anche in questo caso con un’elevata eterogeneità (I² = 88%).
Per i sintomi depressivi, cinque trial randomizzati per un totale di 528 pazienti non hanno invece evidenziato un beneficio statisticamente significativo della telemedicina (SMD -0,43; IC 95% da -1,17 a 0,31). Anche per questo outcome l’eterogeneità tra gli studi era elevata (I² = 91%).
Accanto agli esiti clinici, la sintesi narrativa ha identificato quattro requisiti principali per l’implementazione efficace della telemedicina nelle cure palliative: team multiprofessionali adeguatamente formati, infrastrutture digitali accessibili, meccanismi di rimborso sostenibili e sistemi standardizzati per la misurazione degli outcome.
Nel complesso, secondo gli autori, la telemedicina può contribuire a migliorare la qualità della vita e ad alleviare il carico dei sintomi nei pazienti con tumore avanzato che ricevono cure palliative. L’elevata eterogeneità degli studi e dei modelli assistenziali impone tuttavia cautela nel generalizzare l’entità dei benefici.
Gli autori indicano quindi come priorità per la ricerca futura l’identificazione dei modelli di erogazione più efficaci e l’analisi delle barriere legate all’equità di accesso, con particolare attenzione alle popolazioni rurali e socioeconomicamente svantaggiate, per supportare una più ampia implementazione della telemedicina e lo sviluppo delle politiche sanitarie.
Fonte: Palliative Medicine. 2026;40(5):588-607. doi: 10.1177/02692163251403395.





