Quotidiano Oncologia

Ipertermia capacitiva: possibile beneficio in associazione alle terapie oncologiche

15 Ottobre 2026 > Ilenia Di Martino

L’aggiunta dell’ipertermia capacitiva (cHT) alla radioterapia, con o senza chemioterapia, può migliorare la risposta tumorale in alcuni tumori maligni e, in specifici contesti, anche il controllo locale e la sopravvivenza globale. Le evidenze disponibili rimangono tuttavia eterogenee e variano considerevolmente in funzione della sede tumorale. È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Hyperthermia, che ha analizzato esclusivamente studi randomizzati di fase III.

La revisione ha incluso 9 trial randomizzati di fase III: 5 condotti nel carcinoma della cervice uterina, 2 nei tumori testa-collo, uno nel carcinoma polmonare non a piccole cellule e uno nei pazienti con metastasi ossee dolorose. Tutti gli studi hanno confrontato radioterapia e/o chemioterapia con o senza l’aggiunta di ipertermia capacitiva.

I risultati più consistenti hanno riguardato la risposta tumorale. Nei due trial dedicati ai tumori del distretto testa-collo, l’aggiunta della cHT ha determinato un aumento statisticamente significativo dei tassi di risposta tumorale.

Nel carcinoma della cervice uterina, i risultati sono stati più eterogenei. Alcuni trial hanno mostrato vantaggi associati alla cHT, ma le evidenze sul controllo locale e sulla sopravvivenza globale non sono risultate uniformi. Il controllo locale è stato valutato in due studi: uno ha mostrato un beneficio significativo, mentre un ampio trial multicentrico non lo ha confermato. Per la sopravvivenza globale, valutata esclusivamente negli studi sul carcinoma cervicale, un trial ha documentato un vantaggio statisticamente significativo, mentre altri due hanno evidenziato tendenze favorevoli che non hanno raggiunto la significatività statistica.

Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule non è invece emerso un beneficio clinico significativo derivante dall’aggiunta dell’ipertermia capacitiva. Nel singolo studio dedicato alle metastasi ossee dolorose è stato osservato un miglioramento del sollievo dal dolore, ma gli autori invitano a interpretare il risultato con cautela a causa delle dimensioni ridotte del campione e della natura soggettiva dell’endpoint.

Sul piano della sicurezza, la cHT è risultata generalmente ben tollerata. Gli eventi avversi sono stati prevalentemente di grado lieve o moderato e gli effetti collaterali severi sono risultati rari.

Nel complesso, la revisione indica che l’aggiunta dell’ipertermia capacitiva alla radioterapia, con o senza chemioterapia, può offrire un beneficio clinico soprattutto in termini di risposta tumorale. In alcuni studi sono stati osservati anche miglioramenti del controllo locale e della sopravvivenza globale, ma questi risultati non sono stati riprodotti in modo uniforme.

Gli autori sottolineano infatti importanti limiti delle evidenze disponibili, tra cui differenze nei protocolli di ipertermia, nelle popolazioni trattate, nel monitoraggio della temperatura e nelle modalità di somministrazione della radioterapia e della chemioterapia. L’efficacia della cHT nei tumori profondi rimane inoltre oggetto di discussione, poiché il raggiungimento di una dose termica adeguata può essere condizionato dalla sede anatomica e dalle caratteristiche del paziente.

Saranno quindi necessari ulteriori trial randomizzati multicentrici, con protocolli standardizzati, monitoraggio termico rigoroso ed endpoint oggettivi, per definire con maggiore precisione quali pazienti e quali tipi di tumore possano ottenere il maggior beneficio dall’ipertermia capacitiva.

Fonte: International Journal of Hyperthermia. 2026;43(1):2678876. doi: 10.1080/02656736.2026.2678876.