Alterazioni delle popolazioni microbiche locali e intestinali sono associate alla diagnosi, alla progressione e alla risposta ai trattamenti nel carcinoma prostatico. È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata su Prostate Cancer and Prostatic Diseases, che ha analizzato 42 studi controllati e osservazionali sul ruolo del microbioma nella diagnosi, nella prognosi e nella risposta terapeutica della neoplasia.
La revisione ha identificato profili microbici distinti nei pazienti con carcinoma prostatico rispetto ai controlli. Nel tessuto tumorale, Mycoplasma genitalium e Staphylococcus spp. sono risultati arricchiti rispettivamente di 3,1 e 2,7 volte. Le alterazioni microbiche sono risultate inoltre correlate a marcatori dell’infiammazione, con una correlazione con i livelli di IL-6 pari a r = 0,38 (p = 0,002).
Anche il microbiota urinario ha mostrato un potenziale diagnostico, con valori di sensibilità compresi tra il 58% e l’82%. Le performance sono risultate tuttavia variabili in funzione delle differenti modalità di campionamento utilizzate negli studi.
Sul piano prognostico, l’arricchimento intestinale di Betaproteobacteria è risultato associato a una progressione più precoce verso la resistenza alla castrazione (5,2 mesi; HR 1,8; IC 95% 1,3-2,5). La disbiosi indotta dalla terapia di deprivazione androgenica (ADT), comprendente la proliferazione di Klebsiella, è stata inoltre associata a un rischio 2,1 volte maggiore di sviluppo di resistenza.
Tra i possibili meccanismi coinvolti nella resistenza terapeutica, gli studi analizzati hanno indicato la capacità di alcuni microrganismi di contribuire alla sintesi di androgeni e alla produzione di endotossine.
Anche altri trattamenti oncologici sono risultati associati a modificazioni dell’ecologia microbica. La radioterapia è stata collegata a una deplezione di Bacteroides, a sua volta associata alla comparsa di proctite (OR 3,1). Nei pazienti sottoposti a immunoterapia, invece, i responder hanno mostrato livelli più elevati di Akkermansia muciniphila.
Nel complesso, secondo gli autori, le evidenze disponibili indicano che il microbioma può essere coinvolto nel carcinoma prostatico attraverso meccanismi diretti, legati ai microrganismi presenti nel tessuto prostatico, e indiretti, mediati dal microbiota intestinale.
La standardizzazione delle metodiche di profilazione e lo studio di strategie in grado di modulare il microbioma, compreso il possibile impiego di probiotici durante l’ADT, rappresentano quindi aree di ricerca potenzialmente utili per una gestione più personalizzata della malattia. Queste applicazioni non sono tuttavia ancora validate per la pratica clinica.
Gli autori sottolineano infatti la necessità di studi prospettici per stabilire eventuali relazioni causali e confermare il valore diagnostico, prognostico e terapeutico dei biomarcatori microbici prima della loro integrazione nella gestione clinica del carcinoma prostatico.
Fonte: Prostate Cancer and Prostatic Diseases. 2026;29(3):464-470. doi: 10.1038/s41391-025-01028-w.





