Quotidiano Oncologia

Leucemia mieloide cronica: asciminib superiore agli IS-TKI a 96 settimane

20 Ottobre 2026 > Ilenia Di Martino

Nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica (LMC-CP) di nuova diagnosi, asciminib mantiene a 96 settimane un’efficacia superiore rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi selezionati dallo sperimentatore (IS-TKI), accompagnata da un profilo di sicurezza e tollerabilità più favorevole. È quanto emerge dall’analisi secondaria dello studio randomizzato di fase 3 ASC4FIRST, pubblicata nel 2026 su Blood, dopo un follow-up mediano di circa 2,2 anni.

Lo studio ha randomizzato 405 pazienti: 201 ad asciminib e 204 a un IS-TKI. Prima della randomizzazione, i pazienti erano stratificati in base al TKI selezionato dallo sperimentatore: imatinib oppure un TKI di seconda generazione (2G-TKI), comprendente nilotinib, dasatinib o bosutinib.

Alla settimana 96, il tasso di risposta molecolare maggiore (MMR) è risultato del 74,1% con asciminib rispetto al 52,0% con gli IS-TKI, con una differenza aggiustata di 22,4 punti percentuali (IC 95% 13,6-31,3; p a una coda <0,001). Il risultato ha soddisfatto il primo obiettivo secondario chiave dello studio.

Nel sottogruppo in cui imatinib era stato selezionato prima della randomizzazione, la MMR a 96 settimane è stata raggiunta dal 76,2% dei pazienti trattati con asciminib rispetto al 47,1% di quelli trattati con imatinib, con una differenza aggiustata di 29,7 punti percentuali (IC 95% 17,6-41,8; p a una coda <0,001). Anche questo secondo obiettivo secondario chiave è stato raggiunto.

Nel confronto con i TKI di seconda generazione, la MMR a 96 settimane è risultata del 72,0% con asciminib e del 56,9% con i 2G-TKI, con una differenza di 15,1 punti percentuali (IC 95% 2,3-28,0; p a una coda <0,05). Gli autori sottolineano tuttavia che lo studio non era stato progettato per confermare formalmente la significatività statistica di questo endpoint secondario; il risultato suggerisce quindi un possibile beneficio clinico che deve essere interpretato con cautela.

Anche il profilo di sicurezza e tollerabilità è rimasto favorevole ad asciminib. Gli eventi avversi di grado =3 sono stati riportati nel 44,5% dei pazienti trattati con asciminib, rispetto al 49,5% con imatinib e al 59,8% con i TKI di seconda generazione.

Le riduzioni della dose si sono verificate nel 18,5% dei pazienti trattati con asciminib, rispetto al 23,2% con imatinib e al 54,9% con i 2G-TKI. Le interruzioni temporanee del trattamento hanno interessato rispettivamente il 46,5%, il 47,5% e il 63,7% dei pazienti.

Anche le interruzioni definitive del trattamento dovute a eventi avversi sono risultate meno frequenti con asciminib: 5,0%, rispetto al 13,1% con imatinib e al 12,7% con i TKI di seconda generazione. Il tempo all’interruzione del trattamento per eventi avversi ha favorito asciminib rispetto ai 2G-TKI (HR 0,46; IC 95% 0,215-0,997), agli IS-TKI nel complesso (HR 0,42; IC 95% 0,216-0,814) e a imatinib (HR 0,38; IC 95% 0,178-0,818).

Nel complesso, l’analisi a 96 settimane di ASC4FIRST conferma la superiore efficacia di asciminib rispetto agli IS-TKI nel loro insieme e rispetto a imatinib nei pazienti con LMC-CP di nuova diagnosi. Il confronto con i TKI di seconda generazione mostra inoltre un possibile vantaggio in termini di risposta molecolare, pur senza consentire una conferma statistica formale per questo specifico confronto.

Secondo gli autori, la maggiore efficacia molecolare, insieme alla minore frequenza di eventi avversi di grado elevato, modifiche della dose e interruzioni definitive per tossicità, conferma un profilo beneficio-rischio favorevole di asciminib e ne supporta il ruolo come opzione terapeutica di prima linea nella LMC in fase cronica di nuova diagnosi.

Fonte: Blood. 2026;147(13):1433-1446. doi: 10.1182/blood.2025029210.