HIV
E’ stata condotta un’indagine atta a fornire una panoramica sulle esperienze iniziali con l’impiego degli agenti per l’inversione di latenza (LRA) negli studi clinici sull’Hiv, discutendone gli esiti. Per quanto la somministrazione clinica di inibitori delle deacetilasi istoniche (HDACI) e
Un anello vaginale inserito mensilmente, che rilascia lentamente il potente antivirale noto come dapivirina, riduce il rischio di infezione da Hiv del 56%. Questo dato deriva dallo studio ASPIRE, condotto su 2.629 donne da Jared Baeten dell’Università di Washington e
L’iniezione di cabotegravir a lunga durata d’azione nel muscolo gluteo di uomini a basso rischio di Hiv è sicura e ben tollerata come forma di profilassi preespositiva (PrEP). Questo dato deriva dallo studio di base 2 ECLAIR, i cui risultati,
Molte regioni rurali degli USA sono a rischio per lo stesso tipo di epidemia da Hiv che lo scorso anno ha funestato l’Indiana per via dell’incremento della dipendenza da oppioidi. Secondo Harold Jaffe del CDC statunitense, lo stereotipo secondo cui
Gli uomini di razza nera gay e bisessuali arruolati in un programma che li aiuta a superare le barriere personali per il trattamento, hanno buone probabilità di assumenre su base continuativa un farmaco anti-Hiv giornaliero. Su 178 uomini che hanno
Una compressa, due farmaci: l'inibitore della proteasi darunavir insieme al 'booster' di nuova generazione cobicistat. Questo nuovo trattamento contro l'Hiv, sta per arrivare sul mercato italiano, promettendo una soluzione che favorirà l'aderenza terapeutica grazie alla monoassunzione. Ad annunciarlo è la Janssen, azienda farmaceutica di Johnson&Johnson che per
Un ricercatore italiano si è infettato con una versione del virus Hiv artificiale in un laboratorio europeo. La vicenda è stata oggetto di una conferenza stampa alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections di Boston, e farà cambiare le misure di sicurezza per questo tipo
I pazienti dell’Europa orientale con coinfezione Tbc/Hiv presentano un rischio di mortalità più che triplicato rispetto alle loro controparti dell’Europa occidentale e dell’America Latina. Secondo Daria Podlekareva dell’Università di Copenhagen, autrice di uno studio che ha coinvolto più di 1.400
Nonostante il progresso nella riduzione dell’incidenza dell’Hiv nello scorso decennio, la razza nera continua ad avere una minore probabilità rispetto a quella bianca e latina di ricevere un’assistenza medica costante e continua. Secondo Sharoda Dasgupta del CDC di Atlanta, autrice