Infezioni & Febbre
(Reuters Health) - La Sindrome di Guillain-Barré, legata al virus Zika trasmesso dalle zanzare, potrebbe essere fronteggiata al livello mondiale con programmi nazionali già esistenti per l’individuazione della polio. È quanto emerge da un documento redatto da alcuni ricercatori dell’Organizzazione
(Reuters Health) - Curare i bambini con cicli brevi di antibiotici è il modo migliore di trattarli. In uno studio australiano i ricercatori hanno evidenziato come nei più piccoli sia possibile passare dagli antibiotici per via endovenosa a quelli per bocca
(Reuters Health) – La Spagna ha registrato il suo primo caso conosciuto di virus Zika sessualmente trasmesso. Le autorità sanitarie di Madrid hanno fatto sapere che si tratta di una donna, infettata dal suo partner di ritorno da un paese
Due italiani se dieci credono di poter interrompere il trattamento con antibiotici anche quando ci si sente meglio, quindi senza portarlo a termine, e sei su dieci ritiene che gli antibiotici servano ad uccidere virus. A mettere in luce la poca conoscenza
Alcuni recenti dati di sorveglianza provenienti dalla Colombia suggeriscono che l’infezione da virus Zika durante il terzo trimestre di gravidanza non sia legata ad evidenti difetti di nascita. Si tratta comunque di dati preliminari, e sarà necessario un ulteriore monitoraggio
La diffusione del virus Zika attraverso le Americhe potrebbe influenzare decine di migliaia di bambini con un’ampia gamma di problemi neurologici e psichiatrici nel prossimo anno, il che richiederebbe un nuovo approccio assistenziale. Secondo Peter Hotez del Baylor College of
Per quanto le nazioni europee siano generalmente a basso rischio di trasmissione del virus Zika, secondo i neurologi la minaccia globale crescente di questa patologia potenzialmente devastante veicolata dalle zanzare non deve essere dimenticata. Secondo il prof. Raad Shakir, presidente
Le donne con infezioni urinarie ricorrenti potrebbero trarre beneficio dalla combinazione di mirtillo rosso, batteri benefici e vitamina C. Questa è la conclusione a cui è giunto un piccolo studio condotto su 42 pazienti da Francesco Montorsi dell’Ospedale San Raffaele