Neuroscienze & patologie neurodegenerative
La memoria verbale superiore, caratteristica delle donne, potrebbe essere un vantaggio nelle prime fasi della vita ma non accade altrettanto quando si tratta di effettuare una diagnosi precoce di lievi difetti cognitivi. Una recente ricerca ha dimostrato che a parità
I figli di madri con deficiti di vitamina D durante le prime fasi di gravidanza presentano un incremento del rischio di sviluppare sclerosi multipla in età adulta. Questo dato deriva da uno studio condotto su 193 soggetti da Kassandra Munger
L’inalazione di gas xeno determina una riduzione del danno a carico della materia bianca fra i sopravvissuti comatosi ad un arresto cardiaco extraospedaliero. Questo dato si deve ad uno studio su 110 soggetti condotto da un gruppo di ricercatori guidati
Nell’eziologia del morbo di Alzheimer, il ruolo potenzialmente critico delle infezioni viene largamente trascurato nonostante decenni di solide evidenze derivanti da centinaia di studi sull’uomo e vengono trascurate anche le potenziali implicazioni terapeutiche di questo fenomeno. Secondo Ruth Itzhaki dell’Università di
Prevenire l’Alzheimer ora si può. È stata sviluppata al Politecnico Federale di Losanna una capsula impiantabile sottocute che rilascia lentamente anticorpi che finiscono nel sangue e vanno a svolgere il loro compito nel cervello, ripulendolo dagli accumuli di molecole tossiche ritenute responsabili della demenza di
(Reuters Health) - Ogni volta che si fa uso di cocaina sembra che il rischio di avere un ictus possa aumentare di sei volte tra i trentenni o i quarantenni. E ancora, secondo quanto suggerisce un recente studio statunitense pubblicato
(Reuters Health) - Un team di ricerca olandese ha condotto uno studio per valutare se l’obesità possa essere considerata come fattore di rischio per trombosi venosa cerebrale nell’adulto. Lo studio ha coinvolto due coorti potenziali (186 casi e 6.134 controlli)
L'infiammazione delle gengive, nota come parodontite o piorrea, sembra accelerare di ben 6 volte il declino cognitivo e peggiorare i sintomi nelle persone malate di Alzheimer. A svelarlo sono stati i ricercatori dell'Università di Southampton e del King's College di Londra che hanno pubblicato
Quando si tratta di malattie neurologiche il tempo è prezioso e non solo in relazione all'urgenza d'intervento, ma anche all'esigenza di diagnosi tempestive e di soluzioni anticipatorie nelle malattie croniche. Proprio il fattore tempo è il tema scelto dalla Società Italiana di Neurologia