Quotidiano Cardiologia

Acido urico: insulino-resistenza e rischio cardiovascolare nella sindrome CKM

26 Ottobre 2026 > Camilla De Fazio

Livelli elevati di acido urico sierico e profili avversi correlati all’insulino-resistenza risultano associati a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari incidenti negli individui classificati negli stadi 0-3 della sindrome cardiovascolare-renale-metabolica (CKM). L’evidenza emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Cardiovascular Diabetology.

L’indagine di coorte prospettica ha incluso 15.126 adulti privi di patologia cardiovascolare clinica al basale, classificati negli stadi CKM 0-3 tramite un’applicazione adattata ai dati del quadro CKM aggiornato al 2026. L’equazione PREVENT-CVD è stata impiegata come criterio per lo stadio 3 nei partecipanti eleggibili. I ricercatori hanno valutato l’acido urico e 12 indici legati all’insulino-resistenza, tra cui la velocità stimata di smaltimento del glucosio (eGDR), l’indice aterogeno del plasma (AIP), il punteggio metabolico per l’insulino-resistenza (METS-IR), l’indice proteina C-reattiva-trigliceridi-glucosio (CTI), l’indice colesterolo-HDL-glucosio (CHG), l’indice trigliceridi-glucosio (TyG) e sei parametri antropometrici derivati dal TyG. Le correlazioni sono state stimate tramite regressione di Cox, analisi di Kaplan-Meier, spline cubiche ristrette, analisi di esposizione congiunta, stratificazioni per stadio CKM e sottogruppi. Sono state inoltre condotte analisi congiunte impiegando la definizione clinica di iperuricemia e test formali di interazione additiva e moltiplicativa. La capacità predittiva è stata misurata mediante AUC tempo-dipendenti, indici C di Harrell, miglioramento integrato della discriminazione (IDI) e miglioramento netto della riclassificazione (NRI).

Nel corso del follow-up si sono verificati 344 eventi cardiovascolari incidenti. Nel modello interamente aggiustato, ogni incremento di una deviazione standard dell’acido urico è risultato associato a un aumento del 29% del rischio cardiovascolare (HR 1,29; IC 95% 1,13-1,48). Valori più elevati di eGDR hanno mostrato un’associazione inversa con gli eventi (HR 0,70; IC 95% 0,62-0,79), mentre i restanti indici hanno presentato associazioni positive, con hazard ratio compresi tra 1,30 e 1,44 per deviazione standard. La combinazione di acido urico elevato e ridotta eGDR si è associata a un rischio maggiore (HR 2,51; IC 95% 1,69-3,75), dato coerente anche associando l’acido urico a livelli elevati degli altri indici, con valori di HR compresi tra 1,78 e 2,45. Le analisi congiunte basate sull’iperuricemia clinica hanno confermato tali riscontri, in assenza di interazioni additive o moltiplicative significative. Le associazioni sono variate in base allo stadio CKM, mentre CTI, CHG e TyG hanno evidenziato associazioni di entità superiore nei soggetti di età inferiore a 45 anni. I parametri eGDR e TyG-WWI hanno offerto la discriminazione autonoma più favorevole, con indici C di Harrell pari rispettivamente a 0,711 e 0,710. L’aggiunta di eGDR al modello multivariabile di base ha incrementato l’indice C di 0,013 (P = 0,002), mentre l’acido urico isolato non ha migliorato la capacità discriminativa. I risultati principali sono rimasti stabili nelle analisi di sensibilità.

Gli autori concludono che nei soggetti con stadi CKM 0-3 livelli superiori di acido urico e profili sfavorevoli di insulino-resistenza sono associati a malattia cardiovascolare incidente, con rischi osservati più alti nei profili combinati avversi. L’acido urico ha mostrato un valore predittivo incrementale limitato, mentre eGDR e TyG-WWI hanno fornito prestazioni predittive superiori, con un miglioramento discriminativo modesto offerto da eGDR rispetto al modello di base. I dati supportano l’impiego degli indici di insulino-resistenza ricavabili nella pratica clinica come indicatori non invasivi per la valutazione del rischio cardiovascolare.

Cardiovasc Diabetol (2026). https://doi.org/10.1186/s12933-026-03407-6