Quotidiano Cardiologia
Una salute cardiovascolare (CVH) subottimale prima della gravidanza si associa a un rischio aumentato di calcificazioni coronariche (CAC) nella mezza età, ma il diabete gestazionale (GD) sembra avere un ruolo mediatorio solo marginale in questo legame. Lo evidenzia uno studio
L'adozione dell'accesso radiale per l’intervento coronarico percutaneo (PCI) negli Stati Uniti ha compiuto un notevole progresso negli ultimi dieci anni, diventando la modalità preferita in tutte le indicazioni cliniche. È quanto emerge da un'analisi retrospettiva pubblicata sull'European Heart Journal, basata
L'utilizzo della tenecteplase somministrata per via intra-arteriosa subito dopo una trombectomia riuscita per ictus ischemico da occlusione di grandi vasi (LVO) potrebbe aumentare la probabilità di un recupero neurologico eccellente. È quanto emerge da uno studio randomizzato, prospettico e con
Uno studio pubblicato su The BMJ ha quantificato l'impatto indiretto della pandemia da Covid-19 su 174 condizioni di salute non correlate al virus, evidenziando un incremento significativo del carico globale di malattia, espresso in termini di DALY (Disability Adjusted Life
Un recente studio pubblicato su Cardiovascular Diabetology ha fornito nuove evidenze sulle modificazioni meccaniche a livello dei ponti trasversali miocardici nei pazienti con diabete di tipo 2, anche in assenza di scompenso cardiaco clinicamente manifesto. I ricercatori si sono concentrati
Un’analisi post-hoc su dati aggregati da tre studi di fase 3 ha evidenziato che il tafolecimab, un anticorpo monoclonale PCSK9, somministrato alla dose di 450 mg ogni quattro settimane, è altamente efficace nel ridurre i livelli di colesterolo LDL nei
Un nuovo studio pubblicato su Biopsychosocial Science and Medicine ha rivelato come lo status sociale soggettivo (SSS), ovvero la percezione personale della propria posizione sociale rispetto agli altri, possa essere associato a segni precoci di malattia cardiovascolare, con differenze rilevanti
Un'analisi retrospettiva su oltre 4,6 milioni di pazienti statunitensi ha rivelato che la maggior parte di coloro che subiscono un primo infarto miocardico non riceve alcuna terapia preventiva, e spesso non presenta né sintomi precedenti né fattori di rischio documentati.
Uno studio osservazionale condotto su oltre 100.000 pazienti con tumori gastrointestinali ha dimostrato che il trattamento con chemioterapia a base di fluoropirimidine comporta un miglioramento significativo della sopravvivenza, a fronte di un modesto incremento del rischio di eventi cardiovascolari acuti.