Le donne che affrontano l’allattamento durante o dopo un trattamento oncologico riferiscono spesso una carenza di informazioni e supporto clinico dedicato. Lo indica una revisione sistematica integrativa pubblicata su Women and Birth, che ha analizzato esperienze, bisogni e processi decisionali delle donne colpite da cancro in relazione all’allattamento.
Lo studio, condotto da ricercatori australiani, ha incluso 15 studi. Dall’analisi sono emersi 55 risultati specifici, sintetizzati in tre macro-temi: aspetti emotivi, cure adattive e coinvolgimento professionale.
Il primo tema riguarda il carico emotivo. Per molte donne, la possibilità di allattare dopo una diagnosi di cancro non è solo una questione nutrizionale, ma tocca identità materna, senso di normalità, rapporto con il corpo e vissuto della malattia. L’incertezza su ciò che è sicuro o possibile può amplificare ansia, senso di isolamento e difficoltà decisionale.
Il secondo tema riguarda la necessità di cure adattive. I bisogni delle pazienti variano in base al tipo di tumore, ai trattamenti ricevuti o in corso, alla tempistica della diagnosi, allo stato di salute materno e alle condizioni del neonato. Per questo, le indicazioni generiche sull’allattamento non sono sufficienti: servono informazioni personalizzate e coerenti con la situazione oncologica specifica.
Il terzo tema riguarda il coinvolgimento dei professionisti. Ostetriche, consulenti per l’allattamento, infermieri, oncologi, chirurghi e altri specialisti possono avere un ruolo decisivo nel sostenere decisioni informate. Tuttavia, la revisione evidenzia che molte donne non ricevono counseling adeguato o incontrano professionisti poco preparati a gestire l’intersezione tra cancro, trattamenti e allattamento.
Il dato centrale è che esiste un divario tra le raccomandazioni generali che promuovono l’allattamento e la realtà vissuta dalle donne colpite da tumore. L’assenza di evidenze solide e di percorsi clinici strutturati rende spesso difficile capire quando l’allattamento sia possibile, quando debba essere evitato, come gestire la produzione di latte, quali trattamenti siano compatibili e quali alternative proporre senza colpevolizzare la madre.
Nel complesso, la revisione sottolinea la necessità di sviluppare informazioni evidence-based e programmi di supporto specifici per questa popolazione. Con l’aumento dei tumori a esordio precoce nelle donne giovani e in età fertile, il tema è destinato a diventare sempre più rilevante nei percorsi oncologici, ostetrici e neonatali.
Il messaggio operativo è chiaro: le donne non devono essere lasciate sole a scegliere tra cura oncologica e allattamento. Servono counseling tempestivo, comunicazione coordinata tra specialisti, supporto emotivo e indicazioni personalizzate, così da permettere decisioni consapevoli, sicure e rispettose dei desideri materni.
Fonte: Women and Birth, 2026;39:102186. DOI: 10.1016/j.wombi.2026.102186.





