Un gruppo di ricercatori statunitensi ha condotto una revisione sistematica della letteratura per analizzare l’associazione tra indice di massa corporea (BMI) e incidenza del tumore alla prostata, sintetizzando i dati pubblicati tra il 2004 e ottobre 2025.
L’analisi, pubblicata nel 2026 su Frontiers in Oncology, ha incluso 24 studi. I risultati appaiono eterogenei: mentre una parte della letteratura evidenzia un’associazione positiva tra BMI elevato e rischio di tumore, altre ricerche non riportano associazioni statisticamente significative. In alcuni studi è stata inoltre osservata un’associazione inversa.
Nel complesso, l’evidenza disponibile non supporta un’associazione consistente tra BMI e rischio di insorgenza del tumore alla prostata. Il dibattito scientifico resta aperto, anche alla luce dei possibili meccanismi biologici coinvolti, tra cui alterazioni metaboliche, squilibri ormonali e fattori genetici. L’analisi ha inoltre evidenziato il ruolo di variabili come età, etnia e status socioeconomico, che possono influenzare il rischio e gli esiti clinici.
Gli autori sottolineano che, sebbene l’eccesso ponderale sia generalmente associato a un aumento del rischio oncologico e a esiti peggiori in diversi tumori, le evidenze relative al carcinoma prostatico risultano incoerenti. Tra le principali limitazioni emergono l’eterogeneità dei disegni di studio, la variabilità delle misure di outcome, i periodi di follow-up spesso limitati e la predominanza di popolazioni occidentali.
Alla luce di questi elementi, sono necessari ulteriori studi prospettici per chiarire il ruolo del BMI nel rischio di tumore prostatico e per comprendere meglio le implicazioni cliniche di questa relazione.
Frontiers in oncology, 16, 1766743. https://doi.org/10.3389/fonc.2026.1766743





