Quotidiano Oncologia

Cancro avanzato e politerapia: un modello per guidare la deprescrizione

7 Luglio 2026 > Ilenia Di Martino

Nei pazienti con cancro avanzato, multimorbilità e politerapia, la deprescrizione dei farmaci utilizzati per le comorbilità può contribuire a ridurre il carico terapeutico e il rischio di trattamenti potenzialmente inappropriati. Lo indica una revisione sistematica pubblicata su Current Oncology Reports, che ha analizzato le evidenze disponibili sulla deprescrizione in oncologia avanzata e ha proposto un modello per prioritizzare i farmaci da sospendere.

Lo studio, condotto da ricercatori portoghesi, ha esaminato barriere, facilitatori, classi di farmaci potenzialmente inappropriate, strumenti di supporto alla deprescrizione e criteri utili a guidare le decisioni cliniche nei pazienti oncologici con comorbilità.

Tra le principali barriere alla deprescrizione emergono l’incertezza prognostica, la frammentazione delle cure tra più specialisti, il poco tempo disponibile nella pratica clinica, la resistenza dei pazienti e la riluttanza dei medici a modificare terapie consolidate nel tempo. Questi fattori possono portare a mantenere farmaci con beneficio ormai limitato rispetto all’aspettativa di vita, agli obiettivi di cura o al rischio di eventi avversi.

Tra i facilitatori figurano invece una comunicazione centrata sul paziente, la collaborazione interdisciplinare, il coinvolgimento del farmacista clinico e l’uso di strumenti validati per identificare farmaci potenzialmente inappropriati. Gli autori sottolineano anche l’utilità di tool specifici per il contesto oncologico, capaci di integrare prognosi, fragilità, performance status, carico sintomatologico e obiettivi terapeutici.

Le classi di farmaci potenzialmente inappropriate più frequentemente rilevate comprendono statine, antipertensivi, inibitori di pompa protonica, anticolinergici e integratori vitaminici. In molti casi si tratta di terapie iniziate per prevenzione a lungo termine, il cui beneficio può diventare marginale nei pazienti con malattia avanzata, soprattutto se aumentano pill burden, interazioni o tossicità.

La revisione indica che la deprescrizione funziona meglio quando non viene lasciata a decisioni occasionali, ma integrata nella routine clinica attraverso un percorso sistematico. Il processo dovrebbe partire da una revisione completa della terapia, distinguere i farmaci con beneficio immediato da quelli a beneficio differito, valutare rischio di sospensione e rischio di prosecuzione, e discutere la decisione con paziente e caregiver.

Nel complesso, il modello proposto dagli autori punta a rendere la deprescrizione una scelta clinica condivisa, non una rinuncia alle cure. Nei pazienti anziani con cancro avanzato, l’obiettivo non è semplicemente ridurre il numero di farmaci, ma allineare il trattamento alla prognosi, allo stato funzionale, alle preferenze del paziente e agli obiettivi realistici di cura.

Il messaggio operativo è chiaro: nei pazienti oncologici con malattia avanzata e politerapia, la revisione farmacologica dovrebbe diventare parte strutturale della presa in carico. Team multidisciplinari, farmacisti clinici e strumenti standardizzati possono aiutare a ridurre terapie inutili o dannose, preservando quelle realmente utili per sintomi, qualità di vita e sicurezza clinica.

Fonte: Current Oncology Reports, 2026;28:38. DOI: 10.1007/s11912-026-01739-w.