Comunicare in modo esplicito i fattori di rischio oncologici ai cittadini aumenta, anche se in misura contenuta, la capacità di ricordarli. Aggiungere indicazioni sulle azioni preventive non migliora ulteriormente il ricordo dei rischi, mentre lunghezza del messaggio e immagini non sembrano incidere in modo significativo. Lo indica uno studio randomizzato pubblicato su Molecular Oncology, condotto nell’ambito dello sviluppo della quinta edizione del Codice Europeo Contro il Cancro, ECAC5.
Lo studio è stato progettato per individuare le modalità più efficaci ed eque di presentazione dell’ECAC5 alla popolazione generale. I ricercatori hanno randomizzato online 10.027 partecipanti provenienti da 8 Paesi europei a ricevere nessun messaggio oppure una delle versioni sperimentali del Codice, variate in base a tre elementi: presenza o assenza di informazioni sui rischi oncologici, lunghezza del messaggio sulle azioni preventive e formato solo testo oppure testo con immagini.
L’endpoint primario era la consapevolezza dei fattori di rischio oncologico evitabili, misurata attraverso il richiamo spontaneo di 16 possibili rischi. Il livello generale di consapevolezza è risultato basso: sull’intero campione, il numero medio di rischi ricordati è stato 2,40, con deviazione standard 1,72 e range da 0 a 14.
Il risultato principale è che il ricordo dei fattori di rischio è stato più alto nei gruppi che avevano ricevuto messaggi contenenti informazioni esplicite sui rischi oncologici rispetto a chi non le aveva ricevute. Al contrario, aggiungere messaggi sulle azioni preventive ai messaggi sui rischi non ha prodotto un miglioramento aggiuntivo nel ricordo dei fattori di rischio.
Anche la lunghezza del messaggio sulle azioni preventive, breve o lunga, e l’inclusione di immagini non hanno avuto un impatto significativo sul richiamo dei rischi oncologici. I messaggi sono stati comunque giudicati comprensibili e accettabili dai partecipanti.
Un elemento rilevante riguarda l’equità comunicativa. Gli effetti osservati sono risultati simili tra livelli di istruzione e Paesi partecipanti. Questo suggerisce che una comunicazione basata su informazioni esplicite sui rischi possa aumentare la consapevolezza in modo relativamente uniforme anche tra gruppi socioeconomici diversi.
Il dato non significa che i consigli pratici di prevenzione siano inutili. Le azioni preventive restano fondamentali per orientare i comportamenti individuali. Lo studio mostra però che, se l’obiettivo immediato è far ricordare i fattori di rischio, il messaggio deve nominarli chiaramente, senza lasciarli impliciti dentro una raccomandazione comportamentale.
La conclusione deve restare prudente. L’aumento del ricordo è stato piccolo e misurato subito dopo l’esposizione al messaggio. Lo studio non permette quindi di stabilire se la maggiore consapevolezza si mantenga nel tempo né se si traduca in cambiamenti reali dei comportamenti legati al rischio oncologico.
Inoltre, trattandosi di uno studio online, i risultati potrebbero non essere pienamente generalizzabili a persone con minore accesso digitale, bassa alfabetizzazione sanitaria o fasce d’età più avanzate, che erano meno rappresentate nel campione.
Nel complesso, lo studio indica che la comunicazione pubblica sul cancro dovrebbe rendere espliciti sia i fattori di rischio sia le azioni per ridurli. Per aumentare il ricordo dei rischi, però, il punto decisivo è citarli direttamente. Le future valutazioni dovranno chiarire se questo approccio possa produrre consapevolezza duratura e, soprattutto, modificare i comportamenti preventivi nella popolazione.
Fonte: Molecular Oncology, 2026;20:154-169. OI: 10.1002/1878-0261.70196.





