Nei sopravvissuti a carcinoma del colon-retto, radioterapia e chemioterapia sono associate a un aumento del rischio di specifici secondi tumori primari (SPC), con differenze in funzione della sede della seconda neoplasia e delle caratteristiche del paziente. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, che ha valutato l’associazione tra trattamenti oncologici, caratteristiche del tumore primario e altri fattori di rischio e lo sviluppo di successive neoplasie.
La revisione ha incluso 36 studi selezionati tra 10.577 articoli inizialmente identificati. La radioterapia è risultata associata a un aumento del rischio di successivi tumori dell’utero (RR 2,65; IC 95% 1,63-3,67), dell’ovaio (RR 2,26; IC 95% 1,30-3,91), dell’uretra (RR 4,66; IC 95% 1,96-11,06) e del polmone (RR 1,19; IC 95% 1,04-1,35). Al contrario, nei pazienti sottoposti a radioterapia è stato osservato un rischio inferiore di successivo carcinoma prostatico (RR 0,55; IC 95% 0,47-0,64).
Nelle donne, la chemioterapia è risultata associata a un rischio maggiore di successivo tumore dell’utero (RR 2,26; IC 95% 1,63-3,15) e della mammella (RR 1,22; IC 95% 1,05-1,43). I risultati indicano quindi che l’associazione tra trattamenti oncologici e secondi tumori non è uniforme, ma varia in funzione del tipo di trattamento e della sede della seconda neoplasia.
Anche le caratteristiche del carcinoma colorettale primitivo sono risultate associate al rischio di SPC. I pazienti con tumore del colon presentavano un rischio maggiore rispetto a quelli con tumore del retto, mentre le neoplasie del colon prossimale erano associate a un rischio superiore rispetto a quelle del colon distale. Al contrario, gli stadi II e III alla diagnosi sono risultati associati a un rischio inferiore di secondi tumori rispetto allo stadio I.
Tra gli altri fattori associati a un maggiore rischio di SPC figuravano età più avanzata, sesso maschile, appartenenza alla categoria razziale White rispetto alle categorie Black o Asian, fumo, consumo di alcol e presenza di comorbilità metaboliche. Queste associazioni non implicano necessariamente un rapporto causale, ma contribuiscono a delineare differenti profili di rischio tra i sopravvissuti al carcinoma colorettale.
Nel complesso, secondo gli autori, i risultati supportano la necessità di strategie di sorveglianza dopo il carcinoma colorettale calibrate sul rischio individuale. Trattamenti ricevuti, sede e stadio della neoplasia primaria e caratteristiche cliniche e comportamentali del paziente possono contribuire a identificare i sopravvissuti con una maggiore probabilità di sviluppare specifici secondi tumori primari.
Fonte: Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. 2026;35(8):1239-1256. doi: 10.1158/1055-9965.EPI-26-0386.





