Una singola infusione di tisagenlecleucel può indurre remissioni durature fino a 10 anni in una quota rilevante di pazienti con linfomi B recidivati o refrattari. Lo indica il follow-up a lungo termine pubblicato sul New England Journal of Medicine, relativo alla coorte storica trattata con CTL019, progenitore di tisagenlecleucel.
Lo studio ha incluso 38 pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B fortemente pretrattato: 24 con linfomi a grandi cellule B e 14 con linfoma follicolare. Tutti avevano ricevuto una singola infusione di cellule T autologhe ingegnerizzate con recettore chimerico anti-CD19 e dominio costimolatorio 4-1BB.
Dopo un follow-up mediano di 10,1 anni, non sono state osservate recidive oltre 5,4 anni dal trattamento. Questo dato rafforza l’ipotesi che i pazienti rimasti liberi da linfoma oltre questa soglia possano ottenere remissioni molto prolungate, potenzialmente compatibili con un effetto curativo in una parte selezionata della popolazione.
A 10 anni, la sopravvivenza libera da linfoma è stata del 32% nei pazienti con linfomi a grandi cellule B, con IC 95% 14-51, e del 47% nei pazienti con linfoma follicolare, con IC 95% 20-71. Considerando anche i decessi per qualsiasi causa, la sopravvivenza libera da progressione è stata più bassa: 17% nel gruppo con linfomi a grandi cellule B e 29% nel gruppo con linfoma follicolare.
La sopravvivenza globale a 10 anni è stata pari al 17% nei pazienti con linfomi a grandi cellule B e al 50% in quelli con linfoma follicolare. Il dato va interpretato nel contesto di una popolazione fortemente pretrattata e con prognosi sfavorevole al momento dell’infusione.
Il profilo di sicurezza a lungo termine è risultato complessivamente rassicurante. Due pazienti, pari al 5%, hanno presentato neutropenia persistente di grado 2-3, senza nuovi casi di anemia o trombocitopenia persistente. Nove pazienti hanno sviluppato un secondo tumore primitivo, con incidenza cumulativa a 10 anni del 21%.
La mortalità non correlata a recidiva è stata del 18%, ridotta al 14% escludendo i decessi da COVID-19. Il dato sui secondi tumori richiede attenzione, ma deve essere letto tenendo conto dell’età, dei trattamenti precedenti e della lunga durata del follow-up.
Sul piano biologico, il 44% dei pazienti in remissione duratura presentava ancora aplasia B, segno di persistenza funzionale dell’effetto anti-CD19. Inoltre, una maggiore persistenza del transgene CAR sembrava associarsi a una maggiore probabilità di mantenere la risposta nel tempo.
Nel complesso, il follow-up decennale mostra che tisagenlecleucel può produrre remissioni stabili di lunghissima durata dopo una singola infusione in una parte dei pazienti con linfomi B recidivati o refrattari. Il risultato non è estendibile automaticamente a tutti i pazienti, ma documenta un beneficio duraturo in una quota clinicamente rilevante.
Il messaggio più importante è che, nei pazienti che superano diversi anni senza recidiva, la probabilità di mantenere la remissione a lungo termine appare consistente. Restano però aperti alcuni punti: identificare i fattori biologici che predicono la risposta duratura, monitorare gli effetti tardivi, comprendere il significato dell’aplasia B persistente e valutare il rischio di secondi tumori in casistiche più ampie.
Fonte: The New England Journal of Medicine, 2026;394:2440-2448. DOI: 10.1056/NEJMoa2518035.





