L’uso a lungo termine della clozapina è stato associato a un lieve aumento del rischio di neoplasie ematologiche, ma un rapporto causale diretto non è stato stabilito. Lo indica una revisione sistematica pubblicata su Schizophrenia Research, che ha analizzato le evidenze disponibili sul rischio oncologico e sulla gestione dei pazienti in trattamento con clozapina.
Lo studio, condotto da ricercatori olandesi, francesi e spagnoli, ha incluso 73 articoli dedicati al cancro nei pazienti che assumono clozapina. L’obiettivo era sintetizzare le informazioni utili alla pratica clinica, soprattutto nei casi in cui un paziente in terapia antipsicotica sviluppi una neoplasia e debba iniziare un trattamento oncologico.
Secondo gli autori, il possibile incremento del rischio di neoplasie ematologiche deve essere interpretato alla luce di due elementi: il rischio assoluto resta basso e la clozapina è associata, nei pazienti che ne hanno indicazione, a una riduzione della mortalità complessiva e a un controllo più efficace della schizofrenia resistente. Per questo, il dato oncologico non dovrebbe scoraggiare l’impiego della clozapina nei pazienti che ne hanno reale necessità.
Un punto clinico rilevante riguarda la gestione durante la chemioterapia. La letteratura si concentra soprattutto sul rischio di neutropenia, perché sia la clozapina sia alcuni trattamenti antitumorali possono ridurre i neutrofili. Tuttavia, la revisione non identifica evidenze sufficienti per sostenere una sospensione preventiva sistematica della clozapina all’avvio di terapie antitumorali mielosoppressive.
Al contrario, interrompere bruscamente la clozapina può esporre il paziente a scompenso psicotico, perdita di aderenza, peggioramento del funzionamento globale e difficoltà nel completare il percorso oncologico, sia curativo sia palliativo. Per questo, la decisione non dovrebbe essere automatica, ma basata su una valutazione individuale del rischio-beneficio.
La gestione più prudente prevede un coordinamento stretto tra psichiatra, oncologo ed eventualmente ematologo, con monitoraggio dell’emocromo, valutazione del rischio di neutropenia, attenzione alle interazioni farmacologiche e adattamento del piano terapeutico in base al quadro clinico.
La revisione richiama inoltre l’attenzione su altri rischi potenzialmente rilevanti ma ancora poco studiati nei pazienti oncologici in terapia con clozapina: stipsi grave, tossicità da aumento dei livelli plasmatici, interazioni farmacologiche, infiammazione, infezioni, perdita di peso e cessazione del fumo. Tutti questi fattori possono modificare l’esposizione alla clozapina e aumentare il rischio di eventi avversi.
Nel complesso, il messaggio operativo è chiaro: nei pazienti oncologici in terapia con clozapina, la sospensione del farmaco non deve essere la risposta automatica alla chemioterapia. La priorità è mantenere la stabilità psichiatrica, proteggendo al tempo stesso la sicurezza ematologica e oncologica attraverso monitoraggio ravvicinato e gestione multidisciplinare.
Gli autori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi per definire strategie più solide di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro nei pazienti trattati con clozapina, così da fornire ai clinici indicazioni più strutturate e meno basate su singoli casi o decisioni empiriche.
Fonte: Schizophrenia Research, 2026;294:99-109. DOI: 10.1016/j.schres.2026.04.016.





