Quotidiano Oncologia

Fine vita in oncologia: le sfide etiche e organizzative dalle Giornate dell’Etica di Aiom 2025

30 Aprile 2026 > Lucia Limiti

La gestione del fine vita in oncologia rappresenta una delle sfide più complesse della pratica clinica, in cui dimensione medica, etica e relazionale si intrecciano in modo indissolubile. È quanto emerge dalle riflessioni e dai dati presentati durante gli AIOM Ethics Days 2025, che hanno messo in evidenza criticità persistenti ma anche opportunità di miglioramento nell’assistenza ai pazienti nelle fasi avanzate di malattia.

Nonostante il quadro normativo italiano abbia introdotto strumenti dedicati alla pianificazione condivisa delle cure (Legge 219/2017), permangono lacune sia nella conoscenza da parte dei clinici sia nella loro applicazione pratica. In molti contesti, infatti, la pianificazione anticipata delle decisioni resta sottoutilizzata, limitando la possibilità di costruire percorsi realmente centrati sul paziente.

Uno degli elementi chiave che emergono con maggiore evidenza è il ruolo della comunicazione. Il dialogo tra oncologo e paziente si conferma un fattore determinante per favorire decisioni informate e sostenere il paziente anche sul piano emotivo. Tuttavia, la comunicazione della prognosi e delle opzioni terapeutiche nelle fasi avanzate rimane spesso incompleta o ritardata, con un impatto diretto sulla qualità del percorso assistenziale.

L’integrazione precoce delle cure palliative rappresenta un altro nodo centrale. Le evidenze indicano che un approccio anticipato migliora la qualità della vita e consente una gestione più appropriata dei sintomi, ma nella pratica clinica il ricorso a queste cure avviene ancora troppo tardi o in modo non sistematico.

Accanto agli aspetti clinici, assume crescente rilevanza la dimensione spirituale e relazionale dell’assistenza. Il supporto spirituale, così come l’attenzione ai bisogni psicologici e sociali del paziente, è sempre più riconosciuto come parte integrante di un approccio realmente globale al fine vita.

Dal punto di vista organizzativo, emerge la necessità di modelli assistenziali più integrati, capaci di favorire il dialogo tra professionisti e di sostenere un processo decisionale condiviso. L’approccio multidisciplinare non è solo un elemento strutturale, ma una condizione necessaria per affrontare la complessità clinica ed etica di queste fasi.

Un ulteriore aspetto critico riguarda il rischio di overtreatment nelle fasi terminali, spesso legato a difficoltà comunicative, incertezza prognostica o pressione emotiva. Questo fenomeno non solo incide sulla qualità della vita del paziente, ma contribuisce anche al distress professionale degli operatori sanitari.

Nel complesso, le evidenze emerse dagli AIOM Ethics Days sottolineano l’importanza di promuovere una cultura della cura basata sul rispetto della dignità del paziente, sulla responsabilità condivisa e su una maggiore integrazione tra competenze cliniche ed etiche. Investire nella formazione continua, nella comunicazione e nei modelli organizzativi rappresenta un passaggio fondamentale per migliorare la qualità dell’assistenza nel fine vita oncologico.