L’associazione dell’anticorpo bispecifico zanidatamab alla chemioterapia, con o senza l’anti-PD-1 tislelizumab, migliora la sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard con trastuzumab nei pazienti con adenocarcinoma gastroesofageo avanzato HER2-positivo. È quanto emerge dallo studio di fase 3 HERIZON-GEA-01, pubblicato nel 2026 sul New England Journal of Medicine.
Il trial, condotto in aperto, ha randomizzato 914 pazienti non trattati in precedenza in tre bracci: zanidatamab + tislelizumab + chemioterapia (n=302), zanidatamab + chemioterapia (n=304) e trastuzumab + chemioterapia (n=308).
A un follow-up mediano di 25,9 mesi, la sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata pari a 12,4 mesi in entrambi i bracci con zanidatamab, rispetto a 8,1 mesi nel braccio trattato con trastuzumab + chemioterapia.
Nel braccio zanidatamab + tislelizumab + chemioterapia, il rischio di progressione o morte è stato ridotto del 37% rispetto a trastuzumab + chemioterapia (HR 0,63; IC 95%: 0,51-0,78; P<0,001). Nel braccio zanidatamab + chemioterapia, la riduzione del rischio è stata del 35% (HR 0,65; IC 95%: 0,52-0,81; P<0,001).
Diverso il quadro per la sopravvivenza globale. La tripla combinazione zanidatamab + tislelizumab + chemioterapia ha determinato un prolungamento significativo dell’OS rispetto a trastuzumab + chemioterapia, con una mediana di 26,4 mesi contro 19,2 mesi (HR 0,72; IC 95%: 0,57-0,90; P=0,004). Nell’analisi ad interim, invece, il braccio zanidatamab + chemioterapia non ha raggiunto la significatività statistica per l’OS, pur mostrando una mediana numericamente più lunga rispetto al controllo: 24,4 contro 19,2 mesi (HR 0,80; IC 95%: 0,64-1,01; P=0,06).
Gli eventi avversi di grado pari o superiore a 3 sono stati riportati nell’83,3% dei pazienti trattati con zanidatamab + tislelizumab + chemioterapia, nel 73,8% di quelli trattati con zanidatamab + chemioterapia e nel 74,5% del gruppo trastuzumab + chemioterapia. La diarrea di grado pari o superiore a 3 è stata osservata rispettivamente nel 24,8%, 20,0% e 12,9% dei pazienti.
Nel complesso, zanidatamab più chemioterapia, con o senza tislelizumab, ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard con trastuzumab. L’aggiunta di tislelizumab ha inoltre prodotto un beneficio significativo anche in sopravvivenza globale, mentre per il regime senza immunoterapia saranno necessari ulteriori follow-up per chiarire pienamente l’impatto sull’OS.
New England Journal of Medicine, 394(20), 2002-2014. doi:10.1056/NEJMoa2517729





