Gli inibitori dei checkpoint immunitari, ICI, somministrati in fase neoadiuvante nel carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, MIUC, mostrano un’attività antitumorale promettente, con un tasso aggregato di risposta patologica completa pari al 35%. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Immunotherapy, che ha valutato efficacia e sicurezza degli ICI prima del trattamento chirurgico.
Il tema è clinicamente rilevante perché la chemioterapia neoadiuvante a base di cisplatino resta un riferimento nei pazienti eleggibili, ma una quota significativa di malati non può riceverla per disfunzione renale, comorbidità o fragilità clinica. In questo contesto, l’immunoterapia neoadiuvante rappresenta una strategia di forte interesse, soprattutto per i pazienti non candidabili al cisplatino.
La meta-analisi ha incluso 11 trial clinici, per un totale di 573 pazienti. Il tasso aggregato di risposta patologica completa è stato del 35% (IC 95%: 31%-39%). Questo dato suggerisce che una quota rilevante di pazienti può ottenere assenza di malattia invasiva residua dopo trattamento neoadiuvante con ICI.
Gli outcome a 2 anni sono risultati favorevoli. La sopravvivenza globale è stata dell’85% (IC 95%: 77%-90%), la sopravvivenza libera da recidiva del 78% (IC 95%: 72%-83%) e la sopravvivenza libera da eventi del 73% (IC 95%: 66%-79%).
Il profilo di sicurezza è apparso complessivamente gestibile. Gli eventi avversi di grado =3 sono stati pari al 3% per le complicanze cardiovascolari (IC 95%: 2%-6%), al 16% per quelle ematologiche (IC 95%: 11%-23%) e al 5% per gli eventi immuno-correlati (IC 95%: 3%-8%).
Nel complesso, i risultati indicano che gli ICI neoadiuvanti possono ottenere tassi rilevanti di risposta patologica completa nel carcinoma uroteliale muscolo-invasivo, con tossicità severe contenute. Il possibile valore clinico è particolarmente importante nei pazienti non eleggibili alla chemioterapia con cisplatino, per i quali le opzioni neoadiuvanti restano limitate.
La conclusione deve però restare prudente. La pCR è un endpoint importante, ma non sostituisce la dimostrazione di un beneficio solido e duraturo su sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da recidiva e controllo della malattia a lungo termine. Inoltre, gli studi inclusi sono eterogenei per tipo di ICI, selezione dei pazienti, biomarcatori, schema terapeutico e durata del follow-up.
Per questo, gli ICI neoadiuvanti non vanno ancora presentati come nuovo standard generalizzato nel MIUC. I dati supportano una strategia promettente, soprattutto nei pazienti cisplatino-ineligibili, ma il loro ruolo definitivo dovrà essere chiarito da trial randomizzati, con endpoint oncologici maturi e criteri di selezione più precisi.
Gli autori sottolineano infine la necessità di identificare biomarcatori predittivi di risposta, definire la migliore sequenza con chirurgia e terapie sistemiche, e valutare con maggiore precisione sicurezza e beneficio nei sottogruppi più fragili. Solo così sarà possibile integrare l’immunoterapia neoadiuvante in un percorso curativo realmente personalizzato.
Fonte: Immunotherapy, 2026;18:139-155. DOI: 10.1080/1750743X.2026.2643128.





