La risonanza magnetica pesata in diffusione (DWI) può fornire informazioni utili nella diagnosi e nella prognosi dei sarcomi ossei e dei tessuti molli, nella valutazione della risposta al trattamento dei tumori ossei primitivi e nella distinzione tra lesioni benigne e maligne. È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata nel 2026 su Acta Radiologica.
Gli autori hanno analizzato la letteratura disponibile in tre principali ambiti clinici: la caratterizzazione dei sarcomi ossei e dei tessuti molli in relazione al tipo e al grado tumorale; la correlazione tra i parametri DWI e la risposta alla chemioterapia nell’osteosarcoma e nel sarcoma di Ewing; e la distinzione tra tumori benigni e maligni dell’osso e dei tessuti molli.
La revisione, condotta secondo le linee guida PRISMA, ha incluso 22 studi pubblicati tra gennaio 2013 e novembre 2023. La qualità metodologica degli studi è stata valutata mediante il sistema QUADAS-2.
Nei diversi contesti analizzati, la DWI ha mostrato prestazioni variabili. Nella distinzione tra differenti sarcomi ossei e dei tessuti molli, la sensibilità è risultata compresa tra il 48% e l’89% e la specificità tra il 75% e il 100%. Nella valutazione della risposta alla chemioterapia attraverso il confronto con i risultati istopatologici, la sensibilità variava dal 25% all’85% e la specificità dal 50% al 100%.
Per la distinzione tra lesioni benigne e maligne, nei tumori ossei la sensibilità è risultata compresa tra il 54% e il 92% e la specificità tra il 39% e il 92%. Nei tumori dei tessuti molli, la sensibilità variava dal 68% al 91% e la specificità dal 60% all’81%.
Secondo gli autori, la DWI rappresenta quindi uno strumento potenzialmente utile per la diagnosi e la prognosi dei sarcomi ossei e dei tessuti molli, per la valutazione degli effetti del trattamento nei tumori ossei primitivi e per la diagnosi differenziale tra lesioni benigne e maligne.
I risultati disponibili rimangono tuttavia eterogenei. Pur mostrando potenzialità in specifici scenari clinici, la DWI necessita quindi di ulteriori studi per definirne e standardizzarne meglio il ruolo nella pratica clinica.
Fonte: Acta Radiologica. 2026;67(5):446-462.
doi: 10.1177/02841851261429386





