L’associazione tra esposizione a basse dosi di radiazioni ionizzanti negli esami di imaging dentale e rischio oncologico resta incerta. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su BMC Oral Health ha valutato le evidenze epidemiologiche disponibili su radiografie dentali convenzionali, cone-beam CT e TC utilizzate in ambito dentale o maxillo-facciale.
La revisione ha identificato 24 studi osservazionali idonei, di coorte e caso-controllo. Di questi, 19 sono stati inclusi nella meta-analisi, per un totale di 415.887 partecipanti. Gli autori hanno valutato il rischio di diversi tumori, tra cui carcinoma tiroideo, tumori del sistema nervoso centrale, neoplasie linfatiche, tumori orali e tumori delle ghiandole salivari.
Nei 16 studi caso-controllo, l’imaging dentale è risultato associato a un aumento del rischio di carcinoma tiroideo, con OR 2,21 (IC 95%: 1,63-2,99). Per i tumori del sistema nervoso centrale è emersa una stima aumentata, ma non statisticamente significativa, con OR 1,31 (IC 95%: 0,89-1,91).
Nei 3 studi di coorte, il carcinoma tiroideo ha mostrato una piccola associazione con la radiografia convenzionale, con HR 1,13 (IC 95%: 1,01-1,26). Il rischio di tumori del sistema nervoso centrale è risultato moderatamente associato all’esposizione a TC, con HR 1,54 (IC 95%: 1,03-2,29).
Il dato, tuttavia, va interpretato con prudenza. La certezza delle evidenze è stata giudicata bassa per il carcinoma tiroideo e molto bassa per tumori del sistema nervoso centrale, neoplasie linfatiche, carcinoma orale e tumori delle ghiandole salivari. Le principali criticità riguardano rischio di bias, incoerenza tra gli studi, imprecisione delle stime e difficoltà nel ricostruire in modo affidabile le esposizioni radiologiche pregresse.
Inoltre, gli studi osservazionali non consentono di stabilire un nesso causale diretto. Fattori come indicazione clinica all’esame, frequenza dei controlli, età all’esposizione, tecnologie utilizzate, dosi effettive, protezioni radiologiche e storia medica individuale possono influenzare le stime di rischio.
Nel complesso, la meta-analisi segnala possibili associazioni tra imaging dentale e alcuni tumori, in particolare tiroide e sistema nervoso centrale, ma non fornisce evidenze sufficientemente solide per confermare un rapporto causale. Il lieve incremento osservato in alcune analisi deve quindi essere letto come un segnale da approfondire, non come una prova definitiva di rischio clinico rilevante.
Il messaggio pratico resta quello della radioprotezione appropriata: gli esami radiologici dentali devono essere giustificati, personalizzati e ottimizzati, evitando esposizioni non necessarie, soprattutto nei bambini e nei pazienti che richiedono imaging ripetuto. Servono studi prospettici più robusti, con stime precise della dose, migliore controllo dei confondenti e follow-up adeguato, per chiarire l’impatto reale dell’imaging dentale sul rischio oncologico.
Fonte: BMC Oral Health, 2026;26:1169. DOI: 10.1186/s12903-026-08522-0.





