Quotidiano Oncologia

Immunoterapia e microbiota: segnali promettenti, ma evidenze ancora preliminari

24 Giugno 2026 > Ilenia Di Martino

Le strategie di modulazione del microbiota, o MMS, mostrano segnali promettenti come possibile supporto agli inibitori dei checkpoint immunitari nei pazienti oncologici. Lo indica la meta-analisi MSIT, pubblicata su Scientific Reports, che ha valutato efficacia clinica, sicurezza e variazioni microbiologiche associate all’impiego di probiotici, sinbiotici e trapianto di microbiota fecale.

Lo studio ha incluso 36 lavori, tra cui 25 trial o coorti, per un totale di 2.746 pazienti trattati con immunoterapia. L’obiettivo era comprendere se la modulazione del microbiota intestinale potesse influenzare la risposta agli ICI e migliorare gli esiti clinici.

L’analisi combinata ha mostrato, nei pazienti trattati con MMS più ICI, un tasso di risposta obiettiva aggregato pari al 40% (IC 95%: 31%-49%). Nelle analisi descrittive per singola strategia, l’ORR è risultato pari al 45% per i probiotici (IC 95%: 32%-58%) e al 33% per il trapianto di microbiota fecale (IC 95%: 22%-48%).

Questi risultati devono però essere interpretati con cautela. Le stime non derivano sempre da confronti diretti con gruppi di controllo omogenei e sono influenzate da differenze tra studi, tumori, linee di trattamento, tipo di immunoterapia, composizione delle MMS e caratteristiche basali dei pazienti.

Le analisi di sottogruppo hanno mostrato segnali potenzialmente rilevanti in alcune popolazioni. Nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule trattati con probiotici, l’ORR è risultato pari al 55% (IC 95%: 45%-64%). Nel melanoma trattato con FMT, l’ORR è risultato pari al 39% (IC 95%: 15%-69%). Si tratta comunque di dati esplorativi, da confermare in trial randomizzati.

Nei pazienti trattati con una doppia immunoterapia, l’aggiunta di strategie di modulazione del microbiota ha mostrato una risposta numericamente elevata, con ORR pari al 43% (IC 95%: 17%-73%). Tuttavia, questo sottogruppo resta limitato e caratterizzato da maggiore complessità clinica, anche sul piano della tossicità.

Sul versante biologico, nei pazienti responder sono state osservate modifiche del microbiota intestinale, con incremento di Bifidobacterium spp. e di batteri produttori di acidi grassi a catena corta. Questi dati rafforzano il razionale immunologico della modulazione del microbiota, ma non permettono ancora di definire una firma microbiologica standard da usare nella pratica clinica.

Il profilo di sicurezza appare nel complesso favorevole, ma l’informazione è ancora incompleta. Nei pazienti per i quali la sicurezza è stata tracciata in modo dettagliato, pari a 143 soggetti, gli eventi avversi correlati alle MMS sono stati prevalentemente di grado 1-2. Le tossicità severe di grado =3 sono risultate rare, intorno all’1%.

Nel complesso, la meta-analisi suggerisce che probiotici, sinbiotici e trapianto di microbiota fecale possano modulare la risposta agli inibitori dei checkpoint immunitari, ma il livello di evidenza resta preliminare. L’elevata eterogeneità, la presenza di studi a braccio singolo e la variabilità dei protocolli impediscono, al momento, un’integrazione routinaria nella pratica immuno-oncologica.

Gli autori sottolineano quindi la necessità di ampi trial randomizzati, guidati da biomarcatori, per definire quali pazienti possano beneficiare davvero della modulazione del microbiota, con quali strategie, in quale fase del trattamento e con quale profilo di sicurezza.

Fonte: Scientific Reports, 2026;16:13859. DOI: 10.1038/s41598-026-44743-7.