Quotidiano Oncologia

Immunoterapia nei tumori avanzati: dati completi sulla censura assenti in oltre il 60% degli RCT

12 Ottobre 2026 > Ilenia Di Martino

In oltre il 60% degli studi clinici randomizzati sugli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) nei tumori avanzati non sono disponibili informazioni complete sull’andamento della censura dei pazienti nei diversi momenti del follow-up. Quando questi dati sono disponibili, emerge inoltre uno sbilanciamento temporale tra i bracci: la censura è più elevata nel gruppo di controllo nelle fasi iniziali dello studio, mentre nelle fasi finali diventa maggiore nel braccio sperimentale. È quanto emerge da una revisione sistematica e studio di meta-ricerca pubblicato nel 2026 sul Journal of the National Cancer Institute.

Gli autori hanno analizzato 140 studi clinici randomizzati di fase 3 sugli ICI nei tumori avanzati, per un totale di 68.739 pazienti. Complessivamente, soltanto 58 dei 140 trial (41,4%) riportavano dati sulla censura per la sopravvivenza libera da progressione (PFS), mentre 82 (58,6%) non li riportavano. Per la sopravvivenza globale (OS), i dati erano presenti in 60 studi (42,9%) e assenti in 80 (57,1%).

Informazioni sufficienti per analizzare la censura nei tre momenti prestabiliti – primo intervallo valutabile (T1), mediana della PFS o della OS e ultimo intervallo disponibile (T2) – erano disponibili soltanto in 53 studi su 140 (37,8%) per la PFS e in 55 su 140 (39,2%) per la OS.

Nei trial con dati disponibili è emerso un andamento differente nel corso del follow-up. Nelle fasi iniziali, i tassi di censura erano superiori nel braccio di controllo: per la PFS, 8,19% rispetto al 4,92% del braccio sperimentale; per la OS, 2,33% rispetto all’1,16%.

Alla fine del follow-up, il rapporto si invertiva. Per la PFS, la censura raggiungeva il 26,34% nel braccio sperimentale rispetto al 23,29% nel controllo; per la OS, i valori erano rispettivamente del 39,49% e del 33,3%.

L’analisi ponderata per la numerosità dei bracci ha confermato questo andamento: nelle fasi iniziali la censura risultava maggiore nel gruppo di controllo, con una differenza ponderata controllo-sperimentale pari a 1,32 punti percentuali per la PFS e 0,40 per la OS. Alla fine del follow-up, la differenza si invertiva a favore di una maggiore censura nel gruppo sperimentale, con valori rispettivamente di -2,61 e -5,23 punti percentuali.

Lo sbilanciamento iniziale è risultato particolarmente evidente negli studi in aperto. A T1, per la PFS, la differenza ponderata tra controllo e sperimentale era di 2,35 punti percentuali nei trial open-label, rispetto a -0,59 nei trial in doppio cieco. Per la OS, i valori erano rispettivamente 0,66 e -0,15.

Nel complesso, lo studio evidenzia una frequente incompletezza nella comunicazione dei dati sulla censura e un diverso andamento della censura tra braccio sperimentale e braccio di controllo nel corso degli studi sugli ICI.

Gli autori sottolineano che la censura può introdurre distorsioni negli endpoint di sopravvivenza quando è informativa, cioè quando i pazienti censurati presentano una probabilità dell’evento diversa da quella dei pazienti che rimangono in osservazione. L’analisi condotta non permette tuttavia di stabilire se gli sbilanciamenti osservati abbiano effettivamente modificato le stime di PFS o OS. Saranno necessarie analisi su dati individuali dei pazienti e specifiche analisi di sensibilità per determinarne l’impatto.

Gli autori chiedono quindi una rendicontazione più dettagliata e standardizzata della censura negli studi clinici, includendo tempi e motivi della censura, regole applicate e numero di pazienti a rischio e censurati nei diversi momenti del follow-up.

Fonte: Journal of the National Cancer Institute. 2026;118(2):214-222. doi: 10.1093/jnci/djaf237.