L’immunoterapia rappresenta un’opzione terapeutica rilevante nel carcinoma endometriale avanzato o metastatico con deficit del mismatch repair o instabilità microsatellitare elevata (dMMR/MSI-H), soprattutto dopo precedente trattamento con chemioterapia a base di platino. Una revisione sistematica pubblicata su Farmacia Hospitalaria ha sintetizzato le evidenze disponibili sull’efficacia e la sicurezza degli immunoterapici in questo setting.
Gli autori, ricercatori spagnoli, hanno selezionato 14 trial clinici con l’obiettivo di valutare i principali endpoint oncologici, tra cui sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione e tasso di risposta obiettiva, insieme al profilo di sicurezza. La revisione ha incluso studi su pembrolizumab in monoterapia, pembrolizumab in combinazione con lenvatinib, durvalumab, durvalumab più tremelimumab, dostarlimab, nivolumab e avelumab.
Dall’analisi, pembrolizumab ha mostrato il maggiore effetto numerico in termini di efficacia, seguito dalla combinazione pembrolizumab più lenvatinib. Quest’ultima rimane di interesse clinico, ma richiede un attento monitoraggio della tossicità. Gli eventi avversi più frequentemente riportati negli studi inclusi sono stati fatigue e disturbi gastrointestinali.
Nel complesso, le evidenze disponibili supportano il ruolo dei regimi a base di pembrolizumab nel carcinoma endometriale avanzato/metastatico dMMR/MSI-H già trattato con platino. Tuttavia, la mancanza di confronti diretti tra i diversi immunoterapici limita la possibilità di definire una gerarchia terapeutica conclusiva. Gli autori sottolineano quindi la necessità di studi comparativi più ampi, con follow-up prolungati e analisi di sottogruppo, per chiarire il posizionamento ottimale delle diverse strategie immunoterapiche.
Farmacia hospitalaria : organo oficial de expresion cientifica de la Sociedad Espanola de Farmacia Hospitalaria, 50(1), 47–56. https://doi.org/10.1016/j.farma.2025.05.008





