Quotidiano Oncologia

Metastasi cerebrali da tumore al seno: le nuove terapie sistemiche stanno cambiando il trattamento

5 Ottobre 2026 > Ilenia Di Martino

Le nuove terapie sistemiche dotate di attività intracranica stanno modificando la gestione delle metastasi cerebrali da carcinoma mammario (BCBM), affiancandosi alle tradizionali strategie locali basate su chirurgia e radioterapia. È quanto emerge da una revisione pubblicata nel 2026 su Cancer Treatment Reviews. L’analisi evidenzia come il prolungamento della sopravvivenza delle pazienti con carcinoma mammario metastatico e i progressi nella diagnostica per immagini abbiano contribuito a un aumento dell’incidenza rilevata delle metastasi cerebrali.

Storicamente, la barriera emato-encefalica ha rappresentato uno dei principali ostacoli all’efficacia delle terapie sistemiche. In presenza di metastasi, tuttavia, la formazione di una barriera sangue-tumore più permeabile ed eterogenea può consentire una penetrazione variabile dei farmaci. Per molti dei nuovi agenti, comunque, i dati sull’efficacia nel sistema nervoso centrale e sulla capacità di attraversare la barriera emato-encefalica rimangono ancora limitati.

Le evidenze cliniche più solide riguardano il carcinoma mammario HER2-positivo. In questo sottotipo, gli inibitori della tirosina chinasi con attività cerebrale e gli anticorpi farmaco-coniugati (ADC) hanno significativamente migliorato gli esiti. In particolare, le combinazioni contenenti tucatinib e trastuzumab deruxtecan hanno mostrato una rilevante attività intracranica negli studi prospettici, comprese popolazioni con metastasi cerebrali attive, contribuendo a modificare il paradigma terapeutico e supportando il ricorso alla terapia sistemica anche in presenza di malattia intracranica attiva.

Nel carcinoma mammario con recettori ormonali positivi e HER2-negativo (HR+/HER2-), le opzioni terapeutiche si stanno ampliando grazie a farmaci mirati e nuove strategie endocrine che potrebbero raggiungere concentrazioni terapeuticamente rilevanti nel SNC. Ulteriori possibilità derivano dall’inibizione della via PI3K/AKT/mTOR e dal crescente impiego degli ADC, compreso trastuzumab deruxtecan nelle forme HER2-low e HER2-ultralow. Le evidenze sull’efficacia intracranica in questo sottotipo rimangono tuttavia meno consolidate rispetto alla malattia HER2-positiva.

Nel carcinoma mammario triplo negativo, gli esiti delle pazienti con metastasi cerebrali rimangono sfavorevoli. Tra le strategie attualmente in valutazione figurano gli ADC, gli approcci basati sull’immunoterapia e gli inibitori di PARP nelle pazienti con mutazioni germinali di BRCA.

Nel complesso, secondo gli autori, le nuove terapie sistemiche con attività intracranica stanno trasformando il paradigma di trattamento delle metastasi cerebrali da carcinoma mammario, con i progressi più significativi raggiunti finora nel sottotipo HER2-positivo. Chirurgia, radioterapia e trattamento sistemico mantengono comunque ruoli complementari nell’ambito di una gestione multidisciplinare.

Uno dei principali limiti delle evidenze disponibili rimane la sottorappresentazione, e spesso l’esclusione, delle pazienti con metastasi cerebrali attive dagli studi clinici. Gli autori sottolineano quindi la necessità di una loro più ampia inclusione nei futuri trial e dello sviluppo di trattamenti con efficacia specificamente documentata a livello del sistema nervoso centrale.

Fonte: Cancer Treatment Reviews. 2026;148:103179. doi: 10.1016/j.ctrv.2026.103179.