La miosteatosi, cioè l’infiltrazione adiposa del muscolo scheletrico, è associata a una peggiore sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma colorettale e a un aumento delle complicanze postoperatorie severe, soprattutto nel tumore del colon. Lo indica una revisione sistematica pubblicata sull’International Journal of Colorectal Disease, che ha valutato il valore prognostico della qualità muscolare nei pazienti con tumore del colon-retto.
Lo studio, condotto da un gruppo di ricerca australiano, ha incluso 54 studi. Gli autori hanno analizzato tre aspetti principali: definizione e metodi di misurazione della miosteatosi; impatto sugli esiti postoperatori a breve termine, sia nel carcinoma colorettale metastatico sia non metastatico; e associazione con la sopravvivenza a lungo termine nei pazienti con malattia non metastatica.
Dalla revisione emerge una buona evidenza a supporto dell’associazione negativa tra miosteatosi e sopravvivenza globale. Il dato appare più costante nel carcinoma del colon, dove la miosteatosi risulta associata sia a una peggiore sopravvivenza globale sia a una peggiore sopravvivenza libera da malattia. Nel tumore del retto, invece, l’associazione è meno uniforme.
Sul piano chirurgico, la miosteatosi è risultata associata a un aumento delle complicanze postoperatorie severe, definite come grado 3 o superiore secondo la classificazione Clavien-Dindo, in particolare nei pazienti con tumore del colon. Per altri outcome postoperatori, come complicanze complessive, deiscenza anastomotica e durata della degenza, le evidenze sono invece più limitate, eterogenee e meno conclusive.
Un limite importante riguarda la grande variabilità dei metodi utilizzati per definire e misurare la miosteatosi. Gli studi inclusi impiegano protocolli radiologici, soglie diagnostiche e approcci statistici differenti, rendendo difficile confrontare direttamente i risultati e definire un criterio unico applicabile nella pratica clinica.
Nel complesso, la revisione suggerisce che la miosteatosi possa rappresentare un marker prognostico rilevante nei pazienti con carcinoma colorettale, soprattutto nel tumore del colon. La qualità muscolare potrebbe quindi integrare la valutazione preoperatoria e aiutare a identificare pazienti più vulnerabili, a rischio di complicanze severe o di peggiori esiti di sopravvivenza.
Il dato, però, non è ancora pronto per un uso routinario standardizzato. Servono studi prospettici, protocolli condivisi di acquisizione delle immagini, cut-off diagnostici uniformi e analisi più robuste per chiarire come integrare davvero la miosteatosi nei percorsi decisionali chirurgici e oncologici.
Fonte: International Journal of Colorectal Disease, 2026;41:31. DOI: 10.1007/s00384-025-05061-y.





