L’autogestione nei pazienti adulti con neoplasie ematologiche va ben oltre l’aderenza alle terapie e ai controlli: comprende un costante “lavoro sul rischio” e un carico emotivo che si estende anche alla dimensione familiare. Lo mostra una metasintesi di 16 studi qualitativi condotti in 11 Paesi, pubblicata su Supportive Care in Cancer nel 2026, che ha analizzato esperienze lungo l’intero percorso di malattia, dal trattamento attivo alla sopravvivenza a lungo termine.
Dall’analisi sono emersi quattro temi principali. Il primo riguarda il “lavoro nascosto” di vigilanza e gestione del rischio: i pazienti descrivono un’ipervigilanza quotidiana per prevenire le infezioni, gestire il rischio emorragico e monitorare continuamente i parametri fisiologici. Il secondo riguarda il lavoro psicologico e l’adattamento emotivo, che comprendono il coping diadico, le strategie di protective buffering e la gestione della persistente paura di recidiva. Il terzo tema è la capacità di coinvolgimento nell’autogestione, determinata dall’intreccio tra fattori intrinseci e disponibilità delle conoscenze e delle competenze necessarie. Infine, il contesto assistenziale lungo il continuum di cura: barriere di sistema e lacune informative emergono soprattutto durante le transizioni più critiche della malattia.
Sul piano clinico, gli autori sottolineano come gli interventi infermieristici dovrebbero privilegiare strategie mirate rispetto a modelli educativi generici, indicando in particolare l’educazione alla prevenzione della sepsi e il supporto al coping diadico. Riconoscere l’autogestione come un lavoro attivo, non soltanto comportamentale ma anche emotivo e relazionale, può contribuire a sostenere la sicurezza del paziente e la qualità di vita durante le più complesse transizioni del percorso terapeutico.
Liao F, Chen YL, Yang Y, et al. Self-management engagement in adults with hematologic cancers: a meta-synthesis of qualitative studies. Support Care Cancer. 2026;34:217. doi:10.1007/s00520-026-10468-6.





