Un valore elevato di Inflammatory Burden Index (IBI) si associa a una sopravvivenza significativamente peggiore nei pazienti con neoplasie gastrointestinali, configurandosi come un potenziale biomarcatore prognostico di interesse clinico. È quanto emerge da una meta-analisi condotta da ricercatori della Putian University e del National Cancer Center di Pechino, pubblicata nel 2026 su Biomarkers in Medicine.
Il lavoro ha rielaborato i dati di 9 studi dedicati a diversi sottotipi di tumori gastrointestinali. L’analisi cumulativa mostra un’associazione significativa tra livelli elevati di IBI e peggioramento dei principali outcome di sopravvivenza. Nei pazienti con IBI elevato, il rischio di morte risulta più che raddoppiato rispetto a chi presenta valori più bassi, con un hazard ratio per la sopravvivenza globale pari a 2,14 (IC 95%: 1,38-3,31; p = 0,001).
Il profilo sfavorevole si conferma anche per la sopravvivenza libera da malattia, con un HR di 1,75 (IC 95%: 1,35-2,26; p < 0,001), e per la sopravvivenza libera da recidiva, con un HR di 2,15 (IC 95%: 1,59-2,92; p < 0,001).
L’IBI elevato risulta inoltre correlato a diversi fattori clinicopatologici associati a malattia più avanzata, tra cui età, maggiori dimensioni tumorali, presenza di metastasi linfonodali, invasione linfovascolare e ricorso alla chemioterapia neoadiuvante. Questi dati rafforzano l’ipotesi che l’indice possa contribuire a intercettare un profilo biologico-clinico a prognosi più sfavorevole.
In definitiva, l’IBI si propone come un indicatore semplice e potenzialmente utile per affinare la stratificazione prognostica nei tumori gastrointestinali. Serviranno tuttavia ulteriori studi prospettici per definirne il ruolo nella pratica clinica e l’eventuale integrazione nei percorsi decisionali terapeutici.
Biomarkers in Medicine, 20(11), 715-722. doi:10.1080/17520363.2026.2712925





