L’integrazione della suscettibilità genetica nei programmi di screening per il tumore del polmone resta un obiettivo complesso e, al momento, privo di una chiara utilità clinica immediata. Lo indica una revisione sistematica con validazione nella UK Biobank, pubblicata sul British Journal of Cancer, che ha valutato lo stato attuale dei punteggi di rischio poligenico, PGS, per il carcinoma polmonare.
Gli attuali programmi di screening stratificano il rischio soprattutto sulla base dell’età e della storia di esposizione al tabacco. L’ipotesi alla base dei PGS è che l’informazione genetica possa aiutare a identificare soggetti ad alto rischio anche oltre i criteri clinico-anamnestici tradizionali. Tuttavia, lo studio mostra che questo passaggio non è ancora maturo per un’applicazione clinica generalizzata.
Gli autori hanno identificato 60 punteggi poligenici per il tumore del polmone pubblicati dal 2012 in poi. Di questi, 39 sono stati implementati e valutati nella coorte UK Biobank, confrontandone performance discriminante, accuratezza e comportamento nei diversi sottogruppi di popolazione.
La maggior parte dei PGS è risultata significativamente associata al rischio di tumore polmonare. Tuttavia, l’accuratezza predittiva è rimasta modesta. Tra i 39 punteggi valutati, 33 hanno mostrato un hazard ratio per deviazione standard superiore a 1,1, mentre 22 hanno superato un C-index di 0,55. Si tratta di valori che indicano un’associazione biologica e statistica, ma una capacità limitata di distinguere con precisione chi svilupperà la malattia da chi non la svilupperà.
Le analisi per sottogruppi hanno evidenziato una forte variabilità delle performance in base a sesso, etnia e abitudine al fumo. In particolare, la maggior parte dei PGS ha funzionato meglio nei soggetti con uso di tabacco rispetto ai non fumatori. Solo una minoranza di score, pari a 8, ha mostrato una tendenza opposta.
Questo dato è clinicamente rilevante, perché uno degli obiettivi più interessanti dei PGS sarebbe proprio migliorare l’identificazione del rischio nei soggetti che non rientrano nei criteri tradizionali basati sul fumo. Se la performance genetica resta più debole nei non fumatori, il contributo incrementale allo screening diventa meno chiaro.
Nel complesso, la revisione suggerisce che i punteggi poligenici per il tumore del polmone siano ancora meno performanti rispetto a quelli sviluppati per altri tumori. La loro associazione con il rischio è reale, ma non sufficiente, allo stato attuale, per modificare da sola i criteri di accesso allo screening con TC a basso dosaggio.
Il possibile beneficio derivante dall’integrazione tra genetica, fattori clinici, storia di fumo e caratteristiche demografiche resta quindi incerto. La scelta di uno specifico PGS non può prescindere dal contesto: popolazione target, composizione etnica, prevalenza del fumo, rischio assoluto di malattia e obiettivi del programma di screening.
Il messaggio pratico è prudente: i PGS rappresentano una linea di ricerca promettente, ma non ancora uno strumento pronto per ridefinire in modo autonomo lo screening del tumore del polmone. Servono validazioni più robuste, popolazioni più diversificate e studi che dimostrino un reale valore aggiunto rispetto ai modelli clinici oggi disponibili.
Fonte: British Journal of Cancer, 2026;134:939-948. DOI: 10.1038/s41416-025-03330-9.





